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Storie di donne partigiane

in: Cultura | Pubblicato da: Claudia De Benedetti

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Uno spettacolo itinerante in Piemonte, con i racconti di una resistenza spesso dimenticata

La VI edizione della rassegna Voci e Luoghi – Guerra e Resistenza 1940-1945 – promossa dal Consiglio Regionale del Piemonte, dal Comitato della Regione Piemonte per l’affermazione dei valori della Resistenza e dei principi della Costituzione repubblicana, dal Comitato Provinciale per la valorizzazione degli ideali della Resistenza, dei principi della Costituzione, della Democrazia, della solidarietà, della Pace e della Libertà, dalla Delegazione Piemontese dell’UNCEM vede l’Accademia dei Folli di Torino impegnata nella nuova produzione: “Io sono Partigiana”, accanto a Assemblea Teatro, Compagnia 3001 e Tékhné.

“Io sono Partigiana” per tutto il mese di agosto toccherà 24 comuni montani del Piemonte proponendo un toccante spettacolo realizzato da Carlo Roncaglia su un testo di Emiliano Poddi. E’ un intenso percorso in bilico tra musica e teatro sulle tracce di quelle donne che hanno lottato contro il nazi-fascismo.

Storie, testimonianze, lettere; episodi di una resistenza troppo spesso dimenticata o passata in secondo piano.

Un’accorata indagine sull’importante ruolo della donna e insieme una riflessione sul concetto stesso di Resistenza. La Resistenza delle donne si declina sia senza armi sia con le armi: due modalità che non sono separabili, che sono concepite all’interno di una scelta comune, che rendono ragione – tra l’altro – della vittoria della Resistenza. Due modalità che hanno per unico fine la libertà e la pace.

Come staffette, le donne facevano tutto il lavoro di comunicazione e di informazione: garantivano una rete fittissima di collegamenti senza la quale l’organizzazione non avrebbe potuto funzionare. Portavano e distribuivano oltre ai viveri e agli indumenti per i partigiani, il materiale di propaganda clandestino. Trasportavano armi e munizioni, e nello stesso tempo si prodigavano per risolvere anche le questioni private dei partigiani. Organizzavano il soccorso e il servizio di assistenza ai feriti nelle case più sicure e negli ospedali. Nelle fabbriche organizzavano sabotaggi e promuovevano scioperi. Facevano manifestazioni contro il caro vita, assalti ai magazzini dei viveri, cercando di svolgere delle azioni che fossero in favore anche delle famiglie più bisognose. Inoltre o per iniziativa dei gruppi di difesa della donna o di singole, le partigiane si occupavano di identificare i cadaveri, li componevano, avvertivano e assistevano i famigliari dei caduti, piangevano con loro i morti.

Tutto ciò vuol dire che le partigiane, mentre rendevano possibile la resistenza, operavano per garantire la continuità non solo materiale ma anche simbolica dell’intera comunità.

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