1568505600<=1347580800
1568505600<=1348185600
1568505600<=1348790400
1568505600<=1349395200
1568505600<=1350000000
1568505600<=1350604800
1568505600<=1351209600
1568505600<=1351814400
1568505600<=1352419200
1568505600<=1353024000
1568505600<=1353628800
1568505600<=1354233600
1568505600<=1354838400
1568505600<=1355443200
1568505600<=1356048000
1568505600<=1356652800
1568505600<=1357257600
1568505600<=1357862400
1568505600<=1358467200
1568505600<=1359072000
1568505600<=1359676800
1568505600<=1360281600
1568505600<=1360886400
1568505600<=1361491200
1568505600<=1362096000
1568505600<=1362700800
1568505600<=1363305600
1568505600<=1363910400
1568505600<=1364515200
1568505600<=1365120000
1568505600<=1365724800
1568505600<=1303171200
1568505600<=1366934400
1568505600<=1367539200
1568505600<=1368144000
1568505600<=1368748800
1568505600<=1369353600
1568505600<=1369958400
1568505600<=1370563200
1568505600<=1371168000
1568505600<=1371772800
1568505600<=1372377600
1568505600<=1372982400
1568505600<=1373587200
1568505600<=1374192000
1568505600<=1374796800
1568505600<=1375401600
1568505600<=1376006400
1568505600<=1376611200
1568505600<=1377216000
1568505600<=1377820800
1568505600<=1378425600

Sukkòt: festa della felicità e della pace

in: Ebraismo | Pubblicato da: Donato Grosser

Nessun Commento

Nella Torà è scritto: “Abiterete per sette giorni nelle Sukkòt (capanne); ogni cittadino in Israele abiterà nelle capanne affinchè le vostre [future] generazioni sappiano che Ho fatto abitare nelle capanne i figli d’Israele  quando li Ho fatti uscire dall’Egitto, Io sono il Signore vostro Dio” (Vayiqrà, 23:42-43).

Nel Midràsh Pesiqtà (XXIV) è detto: “Perchè gli Israeliti fanno la Sukkà? Per ricordare i miracoli che il Santo Benedetto fece per loro quando uscirono dall’Egitto e le nuvole divine li circondarono e li protessero”. S. D. Luzzatto (1800-1865) scrive che uno dei più grandi miracoli della storia fu la sopravvivenza di tutto il popolo per ben quarant’anni nel deserto.

I Maestri insegnano che la mitzwà (precetto) di uscire di casa e andare ad abitare per sette giorni nella capanna cade proprio all’inizio della stagione autunnale affinchè si noti che la cosa viene fatta per osservare un comandamento e non per proteggersi dalla canicola estiva. Rav Benjamin Artom di Asti (1835-1879) rabbino capo sefardita di Londra (1866-1879) in una sua derashà(sermone) disse: [abitare in una Sukkà esposta alle intemperie] “ti farà capire meglio com’era la vita nel deserto… e quanto grande la protezione della Provvidenza”.

In un’altra parashà che tratta della festa di Sukkòt è scritto: “E ti rallegrerai nella tua festa, tu e tuo figlio e tua figlia, il tuo servo e la tua serva, il levita, lo straniero, l’orfano e la vedova che si trovano nelle tue città… e sarai completamente lieto” (Devarìm, 16:14-15). La spiegazione più immediata è che la felicità della festa deriva dal fatto che la stagione del raccolto è terminata, come è scritto: “Per sette giorni farai la festa delle capanne quando raccoglierai il prodotto dalla tua aia e dal tuo tino” (Devarìm, 16:13).

Rav Yosef Shalom Elyashiv (1910-2012) in un suo commento alla festa di Sukkòt (Divrè Haggadà, p. 455) cita il trattato Sukkà (53a) dal Talmùd Babilonese da dove appare che un motivo più profondo per la felicità di Sukkòt è il fatto che la festa delle capanne segue il giorno di Kippùr durante il quale i peccati dei figli d’Israele sono stati perdonati.

Nei giorni intermedi della festa di Sukkòt (Chol ha-Mo’ed) nel cortile del Bet ha-Miqdàsh venivano fatte grandi feste con musica che durava tutta la notte. La Mishnà Sukkà (51a, traduz. Castiglioni) insegna: “Chi non ha veduto la festa di allegrezza che si faceva in occasione dell’attingimento dell’acqua non ha veduto allegrezza ai suoi giorni”. Il Talmùd racconta che R. Shim’on figlio di Gamliel, il presidente del Sinedrio, durante la festa nel cortile del Santuario, prendeva otto fiaccole, le gettava in aria e le prendeva al volo senza che l’una toccasse l’altra. Gli anziani pii cantavano: “Beata la nostra giovinezza che non ha svergognato la nostra vecchiaia; coloro che si erano pentiti dei loro peccati cantavano: beata la nostra vecchiaia che ha espiato la nostra giovinezza. E tutti cantavano: beato chi non ha peccato, e chi ha peccato faccia penitenza e venga perdonato”. La principale felicità che si manifestava di Sukkòt era quella di avere ricevuto il perdono dei peccati cinque giorni prima, nel giorno di Kippùr.

La capanna è anche l’abitazione meno sicura che vi sia. Abitando per sette giorni nella capanna, aggiunge rav Elyashiv, così come diciamo nella tefillà (preghiera) dei giorni festivi “Estendi su di noi la capanna della Tua pace”, preghiamo anche che venga il giorno in cui non sia più necessario trovare protezione nei rifugi sotterranei.

Condividi questo articolo

  • Share
  • FriendFeed
  • Email
  • Feed RSS

Tag: ,