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Nell’ora di Ne’ilà 5773

in: Ebraismo | di: Rav Riccardo Di Segni

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Il significato della primogenitura. Il discorso del rabbino capo di Roma, rav Riccardo Shemuel Di Segni, in occasione del Giorno di Kippur

Tra un’ora circa, in uno dei momenti culminanti di questa nostra giornata, i kohanim, i sacerdoti discendenti di Aharon, ci daranno la benedizione. Prima di salire in tevà si faranno lavare le mani. Il privilegio di compiere questo rito, lavare le mani, spetta ai Leviti, e in loro assenza ai primogeniti. Questo perché prima che la funzione dei Leviti fosse consacrata, erano i primogeniti a svolgere certi ruoli importanti, e ancora lo fanno in qualche caso.

La storia della primogenitura ci suggerisce degli spunti importanti sui quali è opportuno riflettere. Dedichiamo un momento a ragionare su un antico racconto, che conosciamo tutti, ma ogni volta che lo rileggiamo mostra aspetti nuovi. Leggi tutto l’articolo


Assemblea generale dell’Onu: Netanyahu chiederà ‘linea rossa’ per fermare il nucleare iraniano

in: Medioriente | Scritto da: Redazione

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Nel discorso che pronuncerà giovedì di fronte all’Assemblea generale delle Nazioni Unite il premier Benyamin Netanyahu tornerà ad esigere che la comunità internazionale tracci una ‘linea rossa’ tale da impedire all’Iran di concretizzare i propri progetti atomici. Lo anticipa, oggi, la stampa israeliana.

Netanyahu decollerà per New York (accompagnato dal ministro degli esteri Avigdor Lieberman) domani sera, al termine del digiuno ebraico del Kippur.

La stesura del discorso è ancora aperta, anche perché Netanyahu intende fare riferimento agli interventi del presidente statunitense Barack Obama e del leader iraniano Mahmud Ahmadinejad, che si rivolgeranno all’Assemblea generale rispettivamente oggi e domani. Leggi tutto l’articolo


Un commento per l’entrata del giorno di Kippùr

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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La funzione del giorno di Kippùr ha inizio con il Kol Nidrè. Molti si domandano per quale motivo c’è tanta commozione la sera di Kippùr quanto ilchazàn (ufficiante) intona il Kol Nidrè (in Italia “Kol Nedarìm”).

Il Kol Nidrè non è una preghiera. Viene enunciato dal chazàn circondato da due maggiorenti della comunità che formano un Bet Din (tribunale) di tre persone. E in qualità di Bet Din, questi tre dayanìm (giudici) cancellano i giuramenti e i voti di coloro che incautamente hanno fatto promesse solenni o dichiarazioni giurate.

L’atto di cancellare i giuramenti è molto importante perché giuramenti invano o in falso sono classificati tra i peccati gravi (Maimonide, Hilkhòt Teshuvà, 1:2) e nessuno di noi vuole arrivare al giorno di Kippùr con il peso di questi peccati. Leggi tutto l’articolo


Gli auguri di Papa Benedetto XVI per il nuovo anno ebraico

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

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Con l’auspicio per ebrei e cristiani che crescano stima e testimonino valori

Il Papa ha inviato al rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni un telegramma in occasione delle ”festose ricorrenze di Rosh Ha-Shanah 5773 e Yom Kippur e Sukkot”, con un ”sentito augurio di pace” anche alla ”intera comunità ebraica di Roma, invocando dall’Altissimo copiose benedizioni per il nuovo anno e auspicando che ebrei e cristiani, crescendo nella stima e nella amicizia reciproca, possano testimoniare nel mondo i valori che scaturiscono dall’adorazione del Dio unico”.

(Foto di S. Meloni)


Mi affascina il male per le emozioni che può suscitare

in: Cultura | Scritto da: Redazione

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Lo spiega in una esclusiva intervista a Shalom, Fay Kellerman la famosa scrittrice americana di gialli ambientati in una comunità ebraica ortodossa. Ha inventato un nuovo genere di narrativa che è diventata best seller. L’ultimo romanzo ‘Kippur’ sarà presentato questa sera al palazzo della Cultura ebraica di Roma

Dopo ‘Bagno Rituale’, ‘Sacro e Profano’ e ‘Miele’, ‘Kippur’ è il quarto episodio della serie che vede come protagonisti la coppia formata dall’agente Peter Decker e dalla sua compagna Rina Lazarus. Questa volta troviamo i due a New York, precisamente a Boro Park, Brooklyn, dove vive una delle più grandi comunità ebraiche al mondo. Durante la festività dello Yom Kippur scompare Noam, un giovane ortodosso appartenente alla nutrita parentela della famiglia di Rina, e trovare i dispersi e i fuggitivi, guarda caso, è proprio la specialità del nostro protagonista.

Ma la faccenda non risulta affatto semplice: Peter non è certo un ortodosso e si muove difficilmente all’interno della fitta rete di legami religiosi e parentali che forma la comunità ebraica di Brooklyn e quando, dopo una serie di inutili tentativi, riesce finalmente a trovare una traccia che porta alla scomparsa del ragazzino, ecco che dovrà confrontarsi con un pazzo psicopatico che non ha niente da perdere. Leggi tutto l’articolo


Il Commento della settimana. Parasha di Tezzavè: da Gerusalemme a Roma e a Costantinopoli

in: Blog/News | di: Donato Grosser

Un Commento

La parashà di Tezzavè inizia con le parole “E tu ordinerai” (Shemot, 27:20). In questa occasione Mosè riceve ordine dal Signore di comandare agli israeliti di procurare olio vergine per la Menorà del Bet Ha-Miqdash.

Rav Avraham Kroll nelle sue derashot a questa parashà suggerisce che il Signore chiese a Mosè di dare questo ordine in modo che il comando non fosse venuto direttamente dal Signore perché quello che il Signore dice rimane per sempre. Infatti il profeta dice: “E la parola del nostro D. rimane per sempre” (Isaia, 40:8).

Questo è il motivo per cui gli oggetti del Tabernacolo, costruito per ordine divino, non vennero mai distrutti. Nel trattato Yomà (52b) del Talmud babilonese è detto che il re Yoshiahu, prevedendo che Gerusalemme sarebbe stata conquistata dai babilonesi, nascose nei sotterranei del monte del Tempio l’arca con le tavole della legge, la giara con la manna, una contenitore con l’olio, il bastone di Aronne e altri oggetti d’oro.

Il Talmud nel trattato Sotà (9a) afferma che anche ciò che venne  costruito da Mosè e da re Davide non cadde mai nelle mani dei nemici. Le porte del Tempio di Davide sprofondarono sotto terra mentre le strutture del Tabernacolo, costruito da Mosè, furono nascoste nei tunnel sotto il Tempio. Leggi tutto l’articolo


Asti: al Teatro Alfieri omaggio a Rodolfo Debenedetti a 20 anni dalla scomparsa

in: Blog/News | di: Claudia De Benedetti

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Due volte l’anno, alla vigilia di Rosh ha Shanà e di Kippur un gruppo sparuto di De Benedetti o Debenedetti si ritrova davanti all’ingresso del piccolo Cimitero ebraico di Asti per cercare formare il minian e recitare così il kaddish, soffermandosi a ricordare il nome dei parenti sepolti. Molti De Benedetti si sono succeduti, hanno conosciuto evoluzioni ed involuzioni, alcuni hanno lasciato tracce importanti, imperiture, alcuni hanno coltivato il loro ebraismo, altri hanno fatto l’alyà, altri ancora si sono assimilati.

I presenti di anno in anno si assottigliano, alcuni rappresentano ormai la seconda o terza generazione di discendenti dei defunti, tra loro si instaura una solida fraternità, che pare possa travalicare ogni tempo ed ogni distanza.

Decennio dopo decennio gli ebrei astigiani si sono spostati, cacciati o richiamato a seconda dell’utilità politica dei vari potentati locali. Con il periodo dei ghetti, hanno vissuto la permanenza assolutamente coatta. Leggi tutto l’articolo


Nell’ora di Ne’ilà 5772: il discorso del Rabbino capo di Roma, rav Riccardo Di Segni

in: Ebraismo | di: Rav Riccardo Di Segni

Un Commento

Qualche giorno fa Gadi Luzzatto Voghera ha raccontato questa storia su Moked, il giornale online dell‘UCEI:

“Mi è capitato un anno fa di fare un bel viaggio nella Polonia ebraica e ad Auschwitz con un gruppo di amici padovani, ebrei e non ebrei. Persone colte, che hanno dato vita a un bel dibattito intellettuale […]. L’ultimo giorno siamo stati raggiunti da un nutrito gruppo di ebrei romani, la classica “piazza”, e l’indomani siamo andati insieme a visitare Auschwitz. Bandiere israeliane, hatikva, commozione. Ma anche uno sguardo supponente e, direi, “di superiorità” che si percepiva nei confronti degli amici romani. Una signora di passata militanza comunista mi avvicina e mi chiede lumi: “ma chi sono, ma come si comportano, ma proprio non c’è terreno di confronto”, mi dice. La guardo un po’ stupito e le rispondo: “amica mia, questo è il popolo”, chiedendomi per cosa avesse mai combattuto in questi anni di militanza politica da sinistra.”

La scena qui descritta è un po’ esagerata, ma reale. La “piazza” classica non esiste più, ma così da fuori vedono il nostro “popolo ebraico romano” che abbraccia un’ampia fascia di famiglie che vivono soprattutto di commercio, e che si esprime in un certo modo, tanto più in momenti di forte emotività come in una visita ad Auschwitz. Così come esiste un altro mondo ebraico, chiamiamolo “intellettuale”, non solo fuori Roma, che non capisce questo popolo e se ne tiene lontano con una certa spocchia. La distanza tra i due mondi si manifesta soprattutto nel campo politico e nel rapporto con lo Stato d’Israele. Leggi tutto l’articolo


Yom Kippur: Israele blocca il confine con la Cisgiordania

in: Israele | Scritto da: Redazione

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L’imminenza dello Yom Kippur ha fatto scattare l’allarme sicurezza in Israele, che ieri ha blindato il confine con la Cisgiordania. Confine che lo Stato ebraico ha bloccato per prevenire eventuali attentati da parte di estremisti palestinesi.

A comunicarlo è stato l’Esercito israeliano, il quale ha fatto sapere che tutti i valichi di frontiera rimarranno chiusi fino a domani sera, eccezion fatta per coloro che potrebbero necessitare di urgenti cure mediche.


Yom Kippur: espiazione e beneficenza. L’antica tradizione delle kapparot

in: Blog/News | di: Pierpaolo Pinhas Punturello

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Da alcuni anni, molte associazioni animaliste sia israeliani sia ebraico-americane, hanno cominciato a protestare energicamente contro l’uso della cerimonia delle kapparot alla vigilia dello Yom Kippur.

Questa cerimonia, in breve, prevede che sia fatto roteare per tre volte sulla testa di una persona un pollo o una somma di denaro e dopo aver recitato una formula che simbolicamente trasferisce i peccati commessi dalla persona sul denaro o sul pollo, quest’ultimo viene ucciso secondo i dettami della shechità e donato ai poveri, cosa che ovviamente si fa con lo stesso denaro.

In termini collettivi e nazionali rispetto alla popolazione ebraica osservante di Israele dobbiamo immaginare il numero considerevole di polli, galline e galli che vengono uccisi e macellati in poche ore nei macelli o mercati israeliani alla vigilia dello Yom Kippur ed è contro questo aspetto cruento della questione che si sono alzate, negli ultimi anni, le voci delle associazioni animaliste. Leggi tutto l’articolo