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Israele, “invasione” di cavallette dall’Egitto

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

2 Commenti

Locust invasion in Negev Desert in Israel near NitzanaIsraele dalla notte scorsa si trova a dover fronteggiare una vera e propria  “invasione” dall’Egitto: non si tratta però di una riedizione della Guerra dei Sei Giorni del 1967, né di quella del Kippur del 1973, bensì del più banale, ma per certi versi non meno insidioso, arrivo attraverso il Sinai dello sciame di cavallette che nei giorni scorsi si era abbattuto dal Sudan sul Paese vicino. Leggi tutto l’articolo


Il lato mancino della verità

in: Blog/News | di: Piero Di Nepi

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Con “Israele e la sinistra. Gli ebrei nel dibattito pubblico italiano dal 1945 a oggi”, Matteo Di Figlia ricostruisce gli appassionati anni di un impegno politico che mi vide partecipe insieme a tanti altri ragazzi

Quando una parte importante della tua esperienza di vita giovanile la trovi e la riconosci nelle pagine del libro di un giovane ricercatore di storia contemporanea, puoi dire che il tempo è passato davvero. Ma il bilancio definitivo ancora non è possibile archiviarlo in contabilità, poiché la contabilità delle vicende ebraiche tende a restare aperta, e in fondo alle colonne le parole saldototale svaniscono velocemente quasi fossero scritte con un programma di burn after reading, leggi e cancella.

Sui fronti italiani della guerra fredda e delle ideologie contrapposte, una locuzione gramsciana che collegava la politica dei partiti comunisti alla costruzione cinquecentesca degli Stati moderni, aveva affascinato ragazzi e ragazze che sgobbavano sui classici dei licei-ginnasi nazionali. Leggi tutto l’articolo


Osservatore Romano: Di Segni contesta il paragone fra lo Yom Kippur e la croce cristiana

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

Un Commento

Il nostro Capo Rabbino, Riccardo Di Segni, ha rilasciato un’intervista all’Osservatore Romano, in cui ha spiegato di non essere d’accordo con il paragone fatto dal cardinale Kurt Koch fra la croce cristiana e lo Yom Kippur.

Dall’Ansa:

L’accostamento fatto dal cardinale Kurt Koch, capo dicastero vaticano per il dialogo ecumenico, tra la croce cristiana e la festività ebraica dell’espiazione, lo Yom Kippur, non è andato giù al rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, che sull’Osservatore Romano di domani avverte che chi sostiene il dialogo tra cattolici ed ebrei deve evitare il ricorso a simboli non condivisi. All’origine della querelle c’è l’articolo del card. Koch sull’Osservatore del 7 luglio scorso sui significati della Giornata interreligiosa di preghiera per la Pace di Assisi del prossimo 27 ottobre, in cui il porporato svizzero scriveva che la croce di Gesù ”si erge sopra di noi come il permanente e universale Yom Kippur”, e ”pertanto la croce di Gesù non e’ di ostacolo al dialogo interreligioso; piuttosto, essa indica il cammino decisivo che soprattutto ebrei e cristiani (…) dovrebbero accogliere in una profonda riconciliazione interiore diventando così fermento di pace e di giustizia nel mondo”. Leggi tutto l’articolo


Yom Kippur

in: | Scritto da: Redazione

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Durante l’intera giornata sono in vigore tutte le regole di osservanza del Sabato, più altri divieti specifici: mangiare e bere, lavarsi (anche i denti), spalmarsi creme, calzare scarpe di pelle, avere rapporti sessuali. I minori sono esentati dai divieti specifici di Kippur, ma negli ultimi anni che precedono il bar/bat mizvà vanno educati progressivamente all’osservanza di queste norme. Le puerpere, le donne incinte, le donne che allattano e i malati devono rivolgersi a un Rabbino per sapere come comportarsi.

Il digiuno termina dopo l’Havdalà e non dopo il suono della Shofar.

La sera dell’entrata del Kippur si indossa il Tallet durante la preghiera di arvit (si inizia quando è ancora giorno per poter dire la benedizione: “Baruch atta A-donai E-loenu melech aolam asher kiddeshanu bemizvotav vezivvanu leitattef bezizit“).

Alla fine del digiuno si fa l’Havdalà omettendo la benedizione sui profumi. Per la benedizione sul fuoco (“Borè meorè haesh“), si deve accendere la candela usando un fuoco che sia rimasto acceso fin dalla vigilia. Subito dopo la fine di Kippur si inizia la costruzione della Sukkà.