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Ebrei in Vietnam

in: Ebraismo | Scritto da: Redazione

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Nella capitale Ho Chi Min inaugurato il primo mikve

Secondo un antico insegnamento rabbinico, il primo atto da compiere per rendere possibile, in una città, l’esistenza di una comunità ebraica è la costruzione di un mikve, data la fondamentale importanza rivestita, nell’ebraismo, dal bagno rituale e dalla kosherizzazione delle stoviglie.

Per questo fine, e quasi a garantire la propria identità e presenza in una realtà assai difficile, gli ebrei del Vietnam hanno voluto inaugurare, il 25 ottobre, il primo mikwe del Paese, ad Ho Chi Min City. Leggi tutto l’articolo


Verso il marchio kosher per valorizzare export Made in Italy

in: Blog/News | di: Giacomo Kahn

3 Commenti

Se ne è discusso in un convegno organizzato dall’Associazione di cultura ebraica Hans Jonas

Attualmente in Italia il kosher è poco conosciuto al di fuori della cultura ebraica, ma abbraccia importanti prodotti tipici della filiera nazionale e aziende di grandi, medie e piccole dimensioni dell’agroalimentare.

I cibi kosher rappresentano, ad esempio, solo il 4 per cento dell’interscambio Italia-Israele. Bisogna trovare un punto d’incontro per dare impulso a una certificazione che, pur avendo tuttora un bacino d’utenza limitato, é in grado di aumentare i consumi italiani e dare una spinta all’export. Leggi tutto l’articolo


La “Degustazione dei vini Kosher” è stato una grande successo

in: Eventi | di: Jonatan Della Rocca

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Grande partecipazione di pubblico, ieri, al Palazzo della Cultura per la XI edizione della “Degustazione dei vini Kosher”, tradizionale appuntamento annuale con l’enologia ebraica.

Un appuntamento che quest’anno – grazie all’entusiasmo e alla professionalità dell’ideatore della manifestazione, Giovanni Terracina della Le Bon Ton Catering – ha offerto la degustazione di più di trenta etichette d’eccellenza, sia italiane che israeliane, con il marchio kosher.

Il vino kosher é quello consentito dalla tradizione ebraica, grazie a un controllo rigoroso dell’intero processo vinicolo, dalla coltivazione all’imbottigliamento. Leggi tutto l’articolo


Confagricoltura: boom di cibi kosher e halal

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

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La concordia tra mondo musulmano ed ebraico si puo’ trovare anche a tavola, venendo incontro alle esigenze di ampie fasce di consumatori, impegnandosi per favorire uno sviluppo armonioso del pluralismo in una società sempre più multietnica”.

Parole che il presidente di Confagricoltura, Mario Guidi, ha espresso nel corso di un seminario, promosso dall’organizzazione degli imprenditori agricoli, che ha trattato il tema delle certificazioni kosher (per gli ebrei) e halal (per i musulmani).

Dalla sede italiana dell’ente di certificazione Usa, Pietro Busconi ha spiegato che ”quello del kosher è un segmento di mercato che nel mondo vale 150 miliardi di dollari. Ogni anno 2500 nuovi prodotti diventano kosher”. Leggi tutto l’articolo


Welcome to Jewish Rome

in: | Scritto da: Redazione

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If you are visiting, or planning to visit Rome, on this page you can find some basic information on Jewish life in the city.


Eating Kosher: please click for the list of restaurants and kosher points.


Timetable for prayers:. From left to right you have: 1. date (week starting) 2. early daylight (*) 3. sunrise 4. end of qeriat-shemà time (according to Maghen Avraham) 5. mincha ghedola starting time 6. sunset 7. three stars.

(*) earliest time for tallit and tefillin is from 18 minutes (in December) to 32 minutes (in June) after that time or 50 minutes before sunrise.


Synagogues and relevant times:

For timetables of prayers in synagogues and for shabbat timetables, please see Orari delle tefillot 5770 or contact the Rabbinical Office in one of the following ways:

ph +39 06 68400651/2
fax +39 06 68400655

ufficio.rabbinico@romaebraica.it

For quick reference, look at the map (click on it to enlarge)

You can also open the Welcome to Jewish Rome brochure

Looking for hospitality or organised meals for shabbat? Please send an email to the aforementioned address by stating SHABBAT MEALS in the subject: we will try our best to organise for you!

Enjoy your staying!


Kasherut, approfondimento

in: | Scritto da: Redazione

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Carne Kasher

La normativa ebraica sul cibo è detta kasherut. L’aggettivo kasherkosher, che significa adatto, conforme, opportuno, indica quei cibi che si possono consumare appunto perchè conformi alle regole; il contrario di kasher è taref. In origine questa parola indicava la carne degli animali uccisi da bestie predatrici; in seguito è passata ad indicare tutti quegli animali che, non macellati secondo le regole alimentari ebraiche, restano proibiti. Per estensione, nel linguaggio comune è definito taref qualsiasi cibo che non sia kosher.

La kasherut è sostanzialmente fondata sulla Torah e sull’interpretazione che di essa i rabbini hanno fornito. Quando D-o creò l’uomo, lo concepì originariamente come un essere vegetariano, pur se sovrano di tutti gli animali. In effetti, la normativa ebraica sul cibo è centrata sulla questione dell’alimentazione carnivora: se non fosse per il consumo di carni, in pratica non esisterebbe. La carne entra a far parte dei cibi concessi all’uomo solo dopo il Diluvio, con Noè.

La normativa ebraica sul cibo è centrata sulla questione dell’alimentazione della carne. Ecco le principali regole della kasherut che la riguardano, riassunte in pochi punti:

  • Distinzione tra animali permessi e proibiti.

Sono lecite le carni di quei quadrupedi che hanno l’unghia fessa e che ruminino (come il vitello, ma non il maiale o il coniglio). I volatili sono quasi tutti leciti, salvo i rapaci, proibiti probabilmente per il loro contatto con il sangue delle prede. Sono illeciti tutti quegli animali che strisciano o hanno contatto stretto con il suolo, come il topo, il serpente, le lucertole e gli insetti, tranne alcuni tipi di cavallette permessi in particolari zone. Per quanto riguarda gli animali acquatici, si possono mangiare tutti quelli che hanno pinne e squame: sono quindi proibiti i molluschi, i crostacei, i frutti di mare e i pesci di dubbia conformazione, come la coda di rospo, che non presenta squame, o l’anguilla.

  • Macellazione rituale degli animali permessi.

La cosiddetta shechitah. Colui che esercita il mestiere di macellaio rituale, lo schochet, deve avere la competenza per farlo, deve cioè conoscere approfonditamente le regole ed essere dotato della licenza fornita dai rabbini. La macellazione ebraica prevede uccisione dell’animale con un solo taglio alla gola eseguito con un coltello affilatissimo, in modo da provocarne l’immediata morte e il completo dissanguamento. Successivamente vengono esaminati gli organi interni dell’animale per controllare che non ci siano difetti o tracce di malattia che lo rendano impuro: questa operazione si chiama bediqat, controllo. Ogni animale non macellato secondo le regole è automaticamente impuro, illecito.

  • Divieto di consumare il sangue.

Oltre che testimone attraverso il sacrificio del patto tra D-o e il popolo d’Israele, il sangue contiene il segreto della vita ed è quindi patrimonio esclusiva del Creatore. Affinchè venga spurgato tutto il sangue rimasto dopo la macellazione rituale, sono prescritte la salatura delle carni, per non meno di venti minuti e non più di un’ora, e la scottatura del fegato.

  • Divieto di consumare alcune parti di grasso.

Un tempo queste parti erano riservate al culto al Tempio di Gerusalemme.

  • Divieto di mangiare il nervo sciatico.

Si vuole in questo modo ricordare l’episodio biblico di Giacobbe che uscì azzoppato dalla lotta con l’angelo. Dopo questo evento Giacobbe fu chiamato Israele, ovvero “colui che lotta con D-o”.

  • Divieto di mangiare parti tratte da animali vivi.
  • Divieto di mangiare un animale permesso e macellato ritualmente qualora presenti malattie o difetti fisici.
  • Divieto di mescolare carne e latticini nello stesso pasto.

La Torah in ben tre passi raccomanda di non cuocere “il capretto nel latte di sua madre”. Partendo da questa norma, la tradizione rabbinica ha proibito la commistione nello stesso pasto di latte (o dei suoi derivati) e carne di qualunque animale; per questo gli ebrei osservanti hanno due servizi di piatti e stoviglie diversi, scomparti distinti in frigorifero, addirittura lavelli, spugne e lavastoviglie separati.

Per quanto riguarda i latticini, ricordiamo che anche il formaggio deve essere kasher, e cioè sottoposto a controllo rabbinico per accertarsi che sia prodotto da caglio vegetale oppure di animale macellato secondo le regole.

Il vino kasher non richiede particolari procedure di preparazione o di invecchiamento, ma è stato semplicemente sorvegliato nel corso delle varie fasi di lavorazione, dalla spremitura all’imbottigliamento, per evitare il contatto con sostanze considerate impure.

Pasticceria "Boccione" a RomaSe, come abbiamo detto, la kasherut riguarda essenzialmente il consumo di carne, vi sono però alcune norme relative anche ai vegetali; così, ad esempio, in base all’idea che ogni primogenito appartenga al Signore, è proibito cibarsi del primo frutto di un nuovo albero.

Vi è un’altra regola assai complessa. Secondo la Torah l’uomo non possiede nulla definitivamente e la terra non è suo esclusivo patrimonio; proprio per ribadire questo, il corso degli anni, a immagine del ciclo settimanale composto di sei giorni lavorativi ed uno di riposo, prevede un anno sabbatico, in cui avviene la remissione dei debiti e la terra viene lasciata a riposo. Durante questo anno, detto di shemittah, gli ebrei osservanti badano a non far uso di vegetali coltivati da ebrei che non seguono questa regola; resta invece lecito ciò che viene prodotto su campi di proprietà non ebraica.

Bisogna infine rimarcare come agli ebrei sia fatto assoluto divieto di consumare sostanze che mettano in pericolo la salute e la vita.

Nella città di Roma ci sono molti ristoranti e attività dove si possono consumare pasti kasher e dove è possibile acquistare prodotti sotto la sorveglianza dei vari rabbinati, la città vive in questi ultimi anni un grandissima crescita, la scelta è molta, e spazia dalla cucina nordafricana a quella, più tipica, cucina giudaico-romanesca.

Mangiare Kasher è sempre più apprezzato anche da chi non è ebreo, per il legame con la vera cucina romana tradizionale e la qualità degli alimenti usati.

[Per chi fosse interessato ad una conoscenza più dettagliata della materia del cibo kosher, consigliamo il libro “Guida alle norme alimentari ebraiche” di Rav Riccardo Di Segni, un testo autorevole e in Italiano. Per conoscere gli ultimi aggiornamenti sugli alimenti permessi, consulta questo approfondimento ]


Kasherut

in: | Scritto da: Redazione

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Kasher significa “buono”, “adatto” e può riferirsi tanto a persone che ad oggetti o cibi. Per questi ultimi vigono le regole alimentari ebraiche, comunemente riassunte nel termine ebraico kasherut. Vi sono molte possibilità di interpretare i significati delle varie regole alimentari. In ogni caso, tali regole appartengono alla categoria dei chukkìm, cioè di quei precetti il cui significato ultimo esula dalla capacità di comprensione umana. La loro osservanza è comunque necessaria non meno che per altri precetti più “logici” e pone l’uomo di fronte alla necessità di scegliere se osservare o trasgredire le mitzvot: l’uomo ha la costante responsabilità di cercare il comportamento corretto, che rispecchi la volontà del Signore, anche in attività semplici e di routine come il mangiare.

Sulla kasherut si pùo consultare in italiano: Riccardo S. Di Segni, Guida alle regole alimentari ebraiche, Lamed, oppure l’adattamento per ragazzi Gaia Piperno Besso – Deborah Cohenca, Mangio kashèr, Morashà. Inoltre, è bene sottolineare che molti prodotti di produzione industriale possono essere consentiti anche in assenza di tale controllo. 
In questo caso, è necessario controllare scrupolosamente tutti gli ingredienti. La tabella degli additivi potrà risultare utile a questo fine ma non solo gli additivi vanno verificati! In ogni caso in cui il cibo venga cucinato o comunque preparato dopo il confezionamento industriale, è necessario il controllo rabbinico. Dunque pizzerie, ristoranti, snack bar, cibi pronti sul bancone del supermercato e simili non possono in alcun modo ritenersi consentiti in assenza di supervisione.

Nella città di Roma ci sono molti ristoranti e attività dove si possono consumare pasti kasher e dove è possibile acquistare prodotti controllati. In questi ultimi anni c’è una grandissima crescita di esercizi kasher, nella ristorazione per esempio, la scelta è molto ampia, si va dalla cucina nordafricana a quella, più tipica, giudaico-romanesca. Tutti gli esercizi che seguono sono kasher sotto la diretta sorveglianza dell’Ufficio Rabbinico di Roma, eccetto quanto segnalato.