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La cremazione non appartiene alla tradizione ebraica

in: Eventi | di: Giacomo Kahn

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Il corpo è, quasi fosse esso stesso un piccolo tempio, il contenitore dell’anima. La tradizione ebraica impone il rispetto del corpo nella sua interezza e per questa ragione l’ebraismo vieta ogni manifestazione che costituisce vilipendio a quell’immagine di Dio come già insegnato nella Genesi: vietati i tatuaggi o gli atti di lutto come graffiarsi o strappare i capelli, o atti di violenza su se stessi.

Il rispetto del corpo si accompagna anche oltre la morte con una serie di riti, fra cui la pulizia della salma. Leggi tutto l’articolo


Il commento della settimana: la parashà di Vayshlakh – Giacobbe e le vittime civili di guerra

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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Nella parashà di Vayshlàkh è scritto (Bereshìt, 32: 8) che Giacobbe era timoroso prima del suo incontro con Esaù; il Midràsh Bereshìt Rabbà (76:4) afferma che Giacobbe temeva di essere costretto a uccidere delle persone innocenti nel corso della possibile battaglia imminente con Esaù.

Quello delle vittime civili di guerra è un argomento nuovamente attuale a seguito della guerra a Gaza. Recentemente Rav Yaakov Sasson di New York ha scritto un saggio, pubblicato in italiano nel numero 9 della rivista Segulat Israel, che riassumiamo in questa pagina, per esaminare quale sia il parere dei decisori halakhici al riguardo.

Le discussioni halakhiche sulle questioni inerenti alla guerra sono alquanto esigue a causa delle limitate applicazioni pratiche nelle comunità ebraiche durante i duemila anni nella Diaspora. Ad eccezione di un capitolo delle Hilkhòt Melakhìm del Maimonide, le Hilkhòt Milchamà (regole riguardanti la guerra) non erano state trattate quasi per niente fino al 1948 con la nascita dello Stato d’Israele. Leggi tutto l’articolo


Incontro alla sposa, il valore straordinario dello Shabbat

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

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Affermano i Maestri che “qualora il popolo di Israele osservasse interamente un solo Shabbat, immediatamente all’uscita del Sabato arriverebbe il profeta Elia ad annunciare la redenzione messianica”.

Molteplici e diversificate sono le opinioni dei Maestri e dei filosofi sull’era messianica e sulla figura della discendenza del Re David: certamente, come afferma l’Anì Maamin del Maimonide, dobbiamo avere fiducia nella venuta del Messia, “qualora ritardasse, ogni giorno attendo che venga”. Leggi tutto l’articolo


Il commento della settimana. Parashà di Nassò: la Traviata e il Nazireo

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

Un Commento

Nella parashà di questa settimana è scritto: Il Signore parlò a Moshè dicendo: “Parla ai figli d’Israele e di’ loro: Un uomo la cui moglie traviasse e commettesse verso di lui infedeltà… e non vi fosse alcun testimonio contro di lei… e divenisse geloso di sua moglie… la conduca dal Kohen…” (Bemidbàr, 5:11-31).

Questi ventidue versetti della Torà sono elaborati in un trattato talmudico denominato Sotà, che significa appunto, la Traviata.

Il marito geloso portava la moglie a Gerusalemme nel Bet Ha-Miqdàsh (il Santuario) per verificare se essa, per via del suo comportamento sospetto, fosse stata infedele. Il Talmùd descrive le condizioni per poter portare la moglie a Gerusalemme. La moglie era stata diffidata dal marito, davanti a due testimoni, di non appartarsi con un certo altro uomo ed essa nonostante questo avvertimento, era stata vista appartarsi con costui da due testimoni per un tempo sufficiente a commettere adulterio. Leggi tutto l’articolo


Il commento della settimana: Parashot di Ki Tazrìa’ e di Metzorà. L’Elisir di lunga vita

in: Blog/News | di: Donato Grosser

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Una lezione contro la maldicenza

L’argomento principale delle parashòt Ki Tazrìa’Metzorà, che quest’anno vengono lette insieme, è quello di una malattia della pelle che nella Torà viene chiamata Tzarà’at, impropriamente tradotta lebbra. La Tzarà’at colpisce anche i vestiti e i muri delle case.

Il Maimonide nelle Hilkhòt Tumàt Tzarà’at (cap. 16:10) scrive che la Tzarà’at non era una malattia naturale, ma un segno miracoloso che colpiva gli israeliti per avvertirli che avevano trasgredito la proibizione di parlare male del prossimo. Questa tragressione nel Talmùd è chiamata Lashòn ha-Rà’, che significa maldicenza. Nella Torà la proibizione di parlare male del prossimo appare nella parashà di Qedoshìm (Wayqrà, 19:16) dove è scritto: “non andare a sparlare tra la tua gente”. Leggi tutto l’articolo


Il prezzo della libertà: la mitzvà del riscatto dei prigionieri

in: Ebraismo | di: Pierpaolo Pinhas Punturello

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Il primo ostaggio della storia ebraica è Lot figlio del fratello di Avraham che come ci ricordano i versetti di Genesi, 14, 12-16 fu fatto prigioniero durante la guerra dei re nella valle di Siddim.

Quando un fuggiasco informò Avraham della prigionia del nipote e della sua famiglia egli non perse tempo: armò la sua propria famiglia e combattè per la libertà di Lot, recuperando i suoi beni e liberando i suoi parenti.

Non c’è alcun dubbio che per la Torà l’azione armata di Avraham Avinu sia degna di lode e nel capitolo successivo di Bereshit lo stesso Onnipotente gli appare e lo assicura che sarà per lui uno scudo e che la sua ricompensa sarà grandissima.

Le fonti rabbiniche a cominciare da Maimonide, Rambam, affrontano la questione del riscatto dei prigionieri in maniera sistematica e precisa. “Non esiste mitzvà più grande del riscatto dei prigionieri, poichè il prigioniero è nelle condizioni di chi ha fame, sete ed è nudo e si trova quindi in pericolo di vita.” Leggi tutto l’articolo