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Matrimonio, divorzio e una raccolta di firme

in: Blog/News | di: Pierpaolo Pinhas Punturello

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Mea Shearim, il quartiere charedì di Gerusalemme, non smette mai di stupirci. Questa volta però nei vicoli che hanno il sapore dell’Est Europa dei racconti di Singer, una vera e propria telenovela halachica ha occupato le chiacchiere di uomini e donne che in genere sono soltanto occupati dalla santità della Torà: un giovane ragazzo di vent’anni al quale la moglie non ha voluto concedere il divorzio è riuscito a risposarsi senza di esso.

Ma come? Ricorrendo ad una soluzione halachica che in teoria dovrebbe essere impraticabile: riuscire a raccogliere le firme di cento rabbini che sostengono il suo caso e gli permettono un secondo matrimonio anche in assenza di ghet, di documento di divorzio. La prima moglie aveva chiesto un “risarcimento” di decine di migliaia di shekel prima di concedere il divorzio, ma il ragazzo non si è perso d’animo e non volendo pagare una tale cifra, avendo già conosciuto una seconda potenziale moglie ha deciso di provare a risolvere il problema perseguendo la strada halachica dei “cento rabbini”. Leggi tutto l’articolo


Il Matrimonio

in: | Scritto da: Redazione

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Il matrimonio nell’ebraismo costituisce uno dei doveri più importanti. Questo precetto ristabilisce l’unità originaria di Adamo che conteneva in sé il principio maschile e quello femminile e provvede alla continuità del popolo ebraico, attraverso la procreazione.

1- Quando una coppia decide di sposarsi, deve presentarsi all’Ufficio Rabbinico che provvederà a comunicare tutte le informazioni necessarie per stabilire la data delle nozze e per porre le basi per la fondazione di una casa e di una famiglia ebraica. In questa fase preparatoria del matrimonio i futuri sposi frequenteranno dei corsi organizzati dalla Comunità che li informeranno sul significato del matrimonio, sul diritto matrimoniale ebraico, sulla kasherut, sull’osservanza del sabato e delle feste, sull’insegnamento della Torah ai figli, sulle norme della Taharat ha-mishpachà (rapporti coniugali), sulla mitzvà della tzedaqà (l’aiuto ai bisognosi). Tali norme contribuiscono a creare quell’atmosfera di Kedushà (santità) che rendono solida la famiglia ebraica e le assicurano le felicità e la benedizione divina. All’atto delle pubblicazioni gli sposi dovranno dichiarare che intendono celebrare le nozze presso il Tempio Maggiore di Roma o in un altro luogo e dovranno consegnare all’Ufficio di Stato Civile del Comune, oltre ai certificati richiesti dalla legge (nascita, cittadinanza, stato libero), una richiesta dell’Ufficio Rabbinico, che potrà essere ritirata presso il medesimo. Le pubblicazioni non si debbono fare di Sabato, né di giorno di festa ebraica.

2- Fissata la data delle nozze, ottenuto il nulla osta da parte dell’Ufficiale di Stato Civile del Comune, gli sposi si presenteranno all’Amministrazione della Comunità e all’Ufficio Rabbinico per consegnare tali documenti e per fornire i nomi ebraici propri e dei genitori, necessari per la scrittuta della Ketubà (contratto matrimoniale).

3- La sposa prenderà accordi per fare la Tevilà (bagno rituale) nel Mikvè. Il Mikvè è una vasca contenente acqua di fonte o acqua venuta a contatto con acqua di fonte o acqua piovana, costruita secondo determinate norme. Per essere conforme alle regole, la Tevilà deve essere fatta solo nel Mikvè (0, a determinate condizioni, in acqua di fonte, di mare etc.). La Tevilà può essere fatta solo quando siano trascorsi almeno sette giorni dalla fine del periodo mestruale. Durante la Tevilà, la donna dovrà curare di non avere addosso anelli o forcine, lacca sulle unghie, rossetto o qualunque altra cosa che impedisca il contatto con l’acqua; durante l’immersione la bocca deve essere chiusa e non serrata. La Tevilà dovrà essere effettuata prima del matrimonio.

Secondo la Torah, la vita sessuale è parte fondamentale dell’esistenza e rientra nel progetto della creazione. Scopo dei rapporti sessuali, accanto alla procreazione, è anche quello di creare una vita di coppia armoniosa. Trascorsi sette giorni dalla constatazione della totale assenza di perdite di sangue, la donna si immerge nel Mikvè. Il rispetto di queste regole ha, tra le altre conseguenze, il fatto che astenendosi per almeno dodici giorni al mese dall’avere rapporti sessuali, i coniugi sono indotti fin dall’inizio ad impostare il matrimonio su altre forme di dialogo e comunicazione. Dopo ogni Tevilà si ha così un rinnovamento dei rapporti con una riscoperta continua del proprio partner, cosa che contribuisce ad impedire che il rapporto possa inaridirsi. La Tevilà – eccetto quella che si deve fare prima del matrimonio e che può fatta di giorno – va fatta di sera dopo l’uscita delle stelle. La donna, prima dell’immersione, deve essere perfettamente pulita. Il testo sulle norme della Tevilà può essere richiesto all’addetta al Mikvè.

4- E’ uso che i padri degli sposi e lo sposo salgano alla lettura della Torah il sabato precedente il giorno del matrimonio.

5- Prima della lettura della Ketubà, lo sposo consegnerà al Rabbino celebrante l’anello che intende dare alla sposa da lui stesso acquistato. Non è uso ebraico lo scambio degli anelli. Il Cohen è sottoposto ad alcune limitazioni nella scelta della sposa (ad esempio: non può sposare né una divorziata né una proselita).

Il matrimonio non si celebra nei seguenti giorni:

di sabato, nelle feste solenni e mezze feste, nei digiuni, nei giorni che vanno da Rosh Ha-Shanà a Kippur, durante una parte dei giorni dell’Omer (dal 1° al 18 di Yiar) e in quelli che vanno dal 17 di Tamuz al 9 di Av.