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La parashà della settimana: Tetzavè – Perché manca il nome di Mosè?

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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medal pagani obverse 1945La parashà di Tetzavè inizia con le parole “E comanderai ai figli d’Israele di procurarti olio d’oliva vergine

di olive pressate per la luce del candelabro, per tenere i lumi continuamente accesi  (Shemòt – Esodo, 27:20).

Normalmente le parashòt della Torà, da quando Moshè (Mosè) assume il suo ruolo di profeta e leader del popolo d’Israele, iniziano con le parole “Il Signore disse a Moshè”. In questa parashà invece l’ordine di procurare l’olio viene dato a Moshè senza le normali parole introduttive e inoltre il nome di Moshè non appare neppure una volta in tutta la parashà. Leggi tutto l’articolo


La parashà della settimana: Terumà – Il colore tekhèlet

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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moneta Tiro murexPer la costruzione del Mishkàn (il tabernacolo mobile) il Signore disse a Moshè (Mosè) di chiedere ai figli d’Israele di donare tutta una serie di materiali: oro, argento e rame, tekhèlet, rosso porpora, scarlatto, lino e pelo di caprini, pelli di montoni tinte di rosso, pelli di tàchash (un animale non identificato), legno di acacia, olio per illuminare, spezie per l’olio da unzione e per il profumo, pietre di onice e pietre da incastonare nel dorsale e nel pettorale (Shemòt- Esodo, 25: 1-7). Leggi tutto l’articolo


Il commento della settimana, la parashà di Vaerà: Delitto e Castigo

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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Nella parashà di Vaerà (Shemo’t – Esodo, 6:13) Moshè (Mosè) e Aharòn (Aronne) ricevono l’ordine divino di presentarsi al Faraone con la richiesta di lasciare uscire il popolo d’Israele dall’Egitto. Rav Yosef Shalom Elyashiv (1910-2012) nel suo commento Divrè Agadà (p. 145) domanda per quale motivo era necessario fare faticare due ottantenni per avvisare il Faraone delle incipienti piaghe.

Il Padreterno avrebbe potuto mandare subito la piaga più potente e il Faraone avrebbe ceduto e dato l’ordine di liberare gli schiavi! Leggi tutto l’articolo


Il commento della settimana: la parashà di Shemòt, chi era la figlia del Faraone?

in: Ebraismo | Scritto da: Redazione

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Nella parashà di Shemòt (la prima dell’Esodo) vi è la momentanea apparizione della figlia del Faraone.

Questa è la prima e l’ultima volta che si parla di lei nella Torà. Eppure fu proprio lei che salvò Moshè (Mosé) e lo educò a comportarsi in modo regale nel palazzo del Faraone.

Se nella Torà la figlia del Faraone appare solo nell’episodio del salvataggio di Moshè dalle acque, nel Midràsh essa viene menzionata anche più tardi (Cecil De Mille nel suo film I Dieci Comandamenti del 1956 fece ampio uso di queste fonti midrashiche). Leggi tutto l’articolo


Il commento della settimana: la parashà di Vaichì – Le benedizioni vanno ai migliori

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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Con la parasha di Vaichì si conclude il primo dei cinque libri di Moshè (Mosè), L’argomento saliente è la benedizione del patriarca Ya’aqòv (Giacobbe) ai figli prima di lasciare questo mondo. Il preludio della benedizione ai figli dal letto di morte è la benedizione, qualche tempo prima, ai nipoti Menascè ed Efràim, figli del prediletto Yosèf (Giuseppe).

Quando fu informato della malattia del vecchio padre, Yosèf prese con sè i figli Menasce ed Efraim e lo venne a visitare (Bereshìt– Genesi, 48:1).  Yosèf fece avvicinare Menascè, che era il primogenito, alla destra del padre ed Efràim, il secondogenito, alla sinistra, in modo che la benedizione al primogenito venisse data con la mano destra (ibid., 48:13).

Inaspettatemente Ya’aqòv incrociò le braccia benedicendo Efràim, il secondogenito, con la mano destra e Menascè con la sinistra (ibid, 14). Leggi tutto l’articolo


Le “piaghe d’Egitto” sono una verità storica

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

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Se ne è discusso in un convegno a Roma

Dietro le ”piaghe d’Egitto”, raccontate dalla Bibbia in riferimento alla schiavitù degli ebrei al tempo di Mosè, c’è una realtà storica. Il più antico terremoto documentato in Egitto fu quello di Tell Farkha (3200-3000 a.C.), ma un periodo sismico particolarmente attivo fu anche quello del faraone Ramesse II. L’Egitto è stato effettivamente colpito da numerose ‘piaghe”.

E’ questa la conclusione di un convegno internazionale tenutosi a Roma, presso la sede centrale del Consiglio nazionale delle ricerche e presso l’Università ”La Sapienza”, dal titolo: ”Reading catastrophes: Methodological Approaches and Historical Interpretation. Earthquakes, Famines, Epidemics, Floods between Egypt and Palestine – 3rd – 1st millennium b.C.”. Leggi tutto l’articolo


Il commento della settimana: la parashà di Haazìnu – Perché i giusti soffrono?

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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I cinque libri di Mosè si concludono con il cantico di Haazìnu e con la successiva benedizione di Mosè alle dodici tribù.  Il cantico di Haazìnu, dopo i primi tre versetti introduttivi (Devarìm– Deuteronomio, 32:1-3) prosegue con le parole: “La Rocca la cui opera è perfetta perché tutte le sue vie sono giustizia; Dio è verace e senza malizia; Egli è giusto e retto”.

R. Hezeqia ben Manoach (Francia, XIII secolo) nella sua opera  Chezqunì spiega che Mosè disse al popolo: Nonostante che io vi informi delle disgrazie che vi capiteranno se non osserverete la Torà , non pensate male delle azioni del Signore. Sappiate che tutte le Sue vie sono giuste. Leggi tutto l’articolo


Il commento della settimana: Parashà Ki Tavò – “Questa è la Torà che Mosè presentò ai figli d’Israele”

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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La parashà di Ki Tavò descrive uno degli eventi più rimarchevoli nell’esistenza del popolo d’Israele. Mosè ordina al popolo che quando attraverseranno il fiume Giordano e giungeranno alla città di Shekhèm che si trova in una vallata tra i due monti Gherizim ed Eval, i Cohanim e i Leviti si piazzeranno nella vallata e le dodici tribù si divideranno metà ai piedi di un monte e metà ai piedi dell’altro. I Leviti pronunceranno benedizioni e maledizioni per coloro che non osserveranno certe mitzwòt.

Le dodici trasgressioni elencate nella parashà hanno un tratto comune: si tratta di trasgressioni che possono essere commesse dai singoli in assoluta “privacy” senza che nessuno venga a saperlo. Nella pianura di Moav il popolo d’Israele aveva accettato la responsabilità collettiva per le trasgressioni dei singoli. Leggi tutto l’articolo


Il commento della settimana, la parasha di Vaetchanan

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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Il commento della settimana: parashà di Vaetchanàn. Chi cambia la Torà scivola verso l’idolatria.

All’inizio della parashà, Mosè ammonisce il popolo d’Israele di salvaguardare la Torà con queste parole (Devarìm, 4:1-3):

Ora dunque, Israele, ascolta gli statuti e le leggi che io vi insegno perché li eseguiate  affinché  possiate rimanere vivi e veniate a prendere possesso del paese che il Signore, Dio dei vostri padri, vuol darvi. Non aggiungete niente a quanto io vi comando e non togliete nulla. Dovete osservare tutti i precetti del Signore vostro Dio che io vi comando. Avete visto con i vostri occhi  ciò che fece il Signore nell’episodio di Ba’al Pe’or. Il  Signore tuo Dio distrusse ogni persona tra di voi che seguì il  Ba’al Pe’or…

R. Moshe Feinstein (1895-1986) nel commentare la proibizione di aggiungere o sottrarre alle mitzvòt della Torà, cita il Mishnè Torà (Hilkhòt ‘Avodà Zarà, 1:1 ) dove il Maimonide (1135?-1204) scrive che l’idolatria ebbe inizio durante la generazione di Enosh (Bereshìt, 4:26). Leggi tutto l’articolo


Il commento della settimana: parashà di Pinchas. Mosè nomina il successore

in: Blog/News | di: Donato Grosser

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Dopo che il Signore informa Mosè di salire sul monte ‘Avarim, di guardare la Terra Promessa senza poterci entrare e poi lasciare la vita terrena (Bemidbàr, 27:12-14), Mosè chiede al Signore di nominare un suo successore affinché il popolo non rimanga senza una guida (ibid., 15-17).

R. Mordechai Cohen, che fu Rav ad Aleppo a cavallo tra il XVI e XVII secolo E.V., nel suo commento alla Torà, Siftè Cohen, scrive che Mosè pensava che uno dei suoi figli lo potesse succedere alla guida del popolo. Pertanto chiese al Signore di nominare il suo successore affinché egli stesso non fosse sospettato di nepotismo. Leggi tutto l’articolo