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Parashà di Vayaqhèl, un santuario nel tempo e uno nello spazio

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

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Stampa del Tabernacolo con gli oggetti sacriLa parashà di Vayaqhèl inizia con le parole: Moshè (Mosè) fece riunire l’intera adunanza dei figli d’Israele e disse loro: queste sono le cose che il Signore ha comandato di fare; si potrà lavorare per sei giorni e nel settimo giorno vi sarà per voi un periodo di santificazione (Qòdesh), una totale cessazione (Shabbàt Shabbatòn) per il Signore. Chiunque faccia qualche lavoro in questo giorno sarà fatto morire. Non accendete fuoco in qualunque luogo abitiate nel giorno di Shabbàt (Shemòt, 35:1-3). Leggi tutto l’articolo


La parashà della settimana: Tetzavè – Perché manca il nome di Mosè?

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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medal pagani obverse 1945La parashà di Tetzavè inizia con le parole “E comanderai ai figli d’Israele di procurarti olio d’oliva vergine

di olive pressate per la luce del candelabro, per tenere i lumi continuamente accesi  (Shemòt – Esodo, 27:20).

Normalmente le parashòt della Torà, da quando Moshè (Mosè) assume il suo ruolo di profeta e leader del popolo d’Israele, iniziano con le parole “Il Signore disse a Moshè”. In questa parashà invece l’ordine di procurare l’olio viene dato a Moshè senza le normali parole introduttive e inoltre il nome di Moshè non appare neppure una volta in tutta la parashà. Leggi tutto l’articolo


La parashà della settimana: Terumà – Il colore tekhèlet

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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moneta Tiro murexPer la costruzione del Mishkàn (il tabernacolo mobile) il Signore disse a Moshè (Mosè) di chiedere ai figli d’Israele di donare tutta una serie di materiali: oro, argento e rame, tekhèlet, rosso porpora, scarlatto, lino e pelo di caprini, pelli di montoni tinte di rosso, pelli di tàchash (un animale non identificato), legno di acacia, olio per illuminare, spezie per l’olio da unzione e per il profumo, pietre di onice e pietre da incastonare nel dorsale e nel pettorale (Shemòt- Esodo, 25: 1-7). Leggi tutto l’articolo


Il commento della settimana: la parashà di Mishpatìm: L’importanza della Torà orale

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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TorahRav Joseph B. Soloveitchik (1903-1993) in una sua derashà (sermone) sulla parashà di questa settimana, la definiva “la parashà della Torà orale“.

E veramente ci sono poche parashòt in tutta la Torà nella quale venga messa in evidenza l’importanza dell’insegnamento tramandato a voce da Moshè (Mosè) a Yehoshua’ (Giosuè), e da lì, di generazione in generazione fino ai nostri giorni. Leggi tutto l’articolo


Il commento della settimana, la parashà di Bo: Non si diventa liberi stando passivi

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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L’uscita dall’Egitto ebbe luogo circa 3500 anni fa all’alba del 15 del mese primaverile di Nissàn, dopo una notte di luna piena.

I preparativi erano iniziati già dal primo giorno del mese quando il Signore aveva detto a Moshè (Mosè) e ad Aharon (Aronne): “Questo mese sarà per voi il primo mese dell’anno” (ShemòtEsodo, 12:2).

Nel trattato talmudico di Rosh Hashanà (capo d’anno) è scritto: “Il primo giorno di Nissàn è il capodanno per i Re e per le festività”. Se un Re è salito al trono anche solo pochi giorni prima della fine del mese precedente, con l’inizio del mese di Nissàn inizia il secondo anno di regno. Leggi tutto l’articolo


Il commento della settimana, la parashà di Vaerà: Delitto e Castigo

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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Nella parashà di Vaerà (Shemo’t – Esodo, 6:13) Moshè (Mosè) e Aharòn (Aronne) ricevono l’ordine divino di presentarsi al Faraone con la richiesta di lasciare uscire il popolo d’Israele dall’Egitto. Rav Yosef Shalom Elyashiv (1910-2012) nel suo commento Divrè Agadà (p. 145) domanda per quale motivo era necessario fare faticare due ottantenni per avvisare il Faraone delle incipienti piaghe.

Il Padreterno avrebbe potuto mandare subito la piaga più potente e il Faraone avrebbe ceduto e dato l’ordine di liberare gli schiavi! Leggi tutto l’articolo


Il commento della settimana: la parashà di Shemòt, chi era la figlia del Faraone?

in: Ebraismo | Scritto da: Redazione

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Nella parashà di Shemòt (la prima dell’Esodo) vi è la momentanea apparizione della figlia del Faraone.

Questa è la prima e l’ultima volta che si parla di lei nella Torà. Eppure fu proprio lei che salvò Moshè (Mosé) e lo educò a comportarsi in modo regale nel palazzo del Faraone.

Se nella Torà la figlia del Faraone appare solo nell’episodio del salvataggio di Moshè dalle acque, nel Midràsh essa viene menzionata anche più tardi (Cecil De Mille nel suo film I Dieci Comandamenti del 1956 fece ampio uso di queste fonti midrashiche). Leggi tutto l’articolo


Il commento della settimana: la parashà di Vaichì – Le benedizioni vanno ai migliori

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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Con la parasha di Vaichì si conclude il primo dei cinque libri di Moshè (Mosè), L’argomento saliente è la benedizione del patriarca Ya’aqòv (Giacobbe) ai figli prima di lasciare questo mondo. Il preludio della benedizione ai figli dal letto di morte è la benedizione, qualche tempo prima, ai nipoti Menascè ed Efràim, figli del prediletto Yosèf (Giuseppe).

Quando fu informato della malattia del vecchio padre, Yosèf prese con sè i figli Menasce ed Efraim e lo venne a visitare (Bereshìt– Genesi, 48:1).  Yosèf fece avvicinare Menascè, che era il primogenito, alla destra del padre ed Efràim, il secondogenito, alla sinistra, in modo che la benedizione al primogenito venisse data con la mano destra (ibid., 48:13).

Inaspettatemente Ya’aqòv incrociò le braccia benedicendo Efràim, il secondogenito, con la mano destra e Menascè con la sinistra (ibid, 14). Leggi tutto l’articolo


Il commento della settimana: la parashà di Vaigàsh – Come mantenere l’identità nella Diaspora

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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Yosef (Giuseppe) aveva esortato i fratelli e il padre Ya’aqòv (Giacobbe) a trasferirsi in Egitto (Bereshìt – Genesi, 45:8) perché, a causa della tremenda carestia che sarebbe durata sette anni, la famiglia non avrebbe potuto sopravvivere nella Terra di Canaan con i loro greggi. R. ‘Ovadià Sforno da Cesena (1470-1550) nel suo commento alla Torà scrive che Yosef inviò con i fratelli dei carri per il trasloco della famiglia e delle loro proprietà sicuro che, vedendoli, il padre Ya’aqòv non si sarebbe opposto a lasciare la patria (ibid., 45:19-20).

Fu proprio il Re d’Egitto a incoraggiarli a non badare a portare tutti i loro averi per accelerare il trasferimento, altrimenti, commenta R. Sforno, ogni ritardo avrebbe potuto causare perdite al gregge che era la principale ricchezza della famiglia. Rav Yosef Dov Soloveitchik (Brest Litovsk, 1903-1993, Boston) fa notare che la generosità del Faraone derivava dal suo desiderio di fare immigrare la famiglia di Yosef in Egitto. Leggi tutto l’articolo


Il commento della settimana: la parashà di Miqètz – Gli ebrei portano prosperità a tutto il mondo

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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Nella parashà di Vayèshev (Bereshìt – Genesi, cap. 37) viene raccontato che Yosef (Giuseppe) venne venduto a Potifar, il capo giustiziere del Faraone. Nella casa di Potifar “Il Signore fu con lui ed ebbe successo …” (ibid. 39:2) “e in tutto quello che faceva il Signore gli faceva avere successo” (ibid. 39:3). Poi “da quando [Potifar] lo mise alla direzione della sua casa e delle sue proprietà il Signore portò prosperità alla casa dell’egiziano grazie a Yosef e vi fu benedizione divina in tutto quello che aveva, sia in casa che nei campi” (ibid. 39:5).

L’arrivo di Yosef come manager della casa di Potifar fece fare un salto di qualità nella conduzione degli affari e il padrone egiziano si arricchì notevolmente. R. Shlomò Ephraim Luntschitz (Polonia, 1550 –1619) che fu rabbino a Praga dal 1604 fino alla sua morte, autore del commentoKeli Yaqar alla Torà, spiega che il successo di Yosef fu ancora più rimarchevole se si pensa che Yosef rimase sempre a casa senza cercare di fare carriera tramite amicizie altolocate partecipando a festini e a cocktail. Leggi tutto l’articolo