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Il commento della settimana, parashà di Bo. Chi era Todos di Roma?

in: Blog/News | di: Donato Grosser

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Prima dell’uscita dall’Egitto, Mosè chiamò gli anziani dei figli d’Israele e disse loro di procurarsi un agnello da sacrificare (Shemòt, 12:21-28). Il Sèfer Ha-Chinùch (scritto da un anonimo autore di Barcellona nel XIII secolo E.V.) al sesto posto tra le mitzvot della Torà elenca quella di mangiare il Qorbàn Pèsach (il sacrificio pasquale) nella notte del quindici del mese di Nissan.

L’agnello doveva essere portato al Bet Ha-Miqdàsh (il santuario di Gerusalemme) e lì sacrificato in ricordo dei grandi miracoli che l’Eterno aveva fatto agli israeliti per liberarli dalla schiavitù d’Egitto. Doveva poi essere messo sullo spiedo e mangiato durante la notte di Pèsach a Gerusalemme. Non poteva essere cotto in altro modo né essere portato al di fuori del locale nel quale si trovava il gruppo che si era impegnato a mangiare insieme l’agnello pasquale. Leggi tutto l’articolo


Il commento della settimana, Parashà di Shemot. Ebrei, giudei o israeliti?

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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Nella parashà di Shemòt (1:15) è scritto che il Faraone chiamò le ostetriche ebree, Shifrà e Puà, dando loro ordine di uccidere i neonati ebrei quando vedevano che era un maschio.

Nella Torà le ostetriche sono chiamate “meyalledot ivriot” ovvero “ostetriche ebree”. Nel Targum di Onkelos, la traduzione aramaica della Torà, la parola ebraica “ivriot” non è però tradotta in aramaico con la parola “Ivraata” (ebree), bensì con la parola aramaica “Yehudayata” (giudee).

Rav Avraham Kroll z’zl, uno dei più noti darshanim di Gerusalemme negli anni Settanta, nel suo libro “Bifkudecha Asicha” (Gerusalemme, 1978) sulle parashòt della Torà, commentando il versetto citato, fa notare che in tutto il libro di Bereshìt, Onkelos traduce la parola ebraica “ivrì” (ebreo) con l’aramaico “Ivraa”. Leggi tutto l’articolo


Il commento della settimana, parashà Vayechì. Quant’erano le tribù d’Israele: dodici o tredici?

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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Il nostro patriarca Giacobbe ebbe dodici figli maschi: sei da Leà (Reuvèn, Shim’òn, Levì, Yehudà, Issachàr e Zevulùn), due da Rachèl (Yosèf e Beniamìn), due da Zilpà (Gad e Ashèr) e due da Bilhà (Dan e Naftalì).

All’inizio della parashà di Vayechì, il vecchio Giacobbe, sapendo che non avrà più molto da vivere chiama il figlio Yosèf che nella sua posizione di vicerè d’Egitto è il solo che avrà la possibilità di ottenere il permesso del faraone di portarlo a seppellire nella terra d’Israele. La tomba di famiglia è a Hevròn, nella grotta di Machpelà che era stata acquistata da Abramo come sepolcro per la moglie Sara per l’enorme somma di quattrocento sicli d’argento. Giacobbe fa giurare Yosèf che non lo seppellirà in Egitto e lo porterà nella terra d’Israele e Yosèf promette che manterrà il giuramento. Leggi tutto l’articolo


Il commento della settimana, parashà di Vaigash

in: Blog/News | di: Donato Grosser

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Nella parashà di Vaigash viene descritta la scena di Giuseppe, che non potendo più controllare le proprie emozioni, scoppia nel pianto e dice ai suoi fratelli: “Io sono Giuseppe, mio padre è ancora vivo? E i suoi fratelli non poterono rispondere perché erano stati presi dal panico”.

Il Midrash Rabbà rende più drammatico questo incontro spiegando i versetti “E la sua voce scoppiò in pianto, e lo udirono gli egiziani e il palazzo del Faraone; e Giuseppe disse ai suoi fratelli: io sono Giuseppe, mio padre è ancora vivo?”. Nel Midrash è scritto: disse Abba Cohen Bar Dalia “Ahi noi per il giorno del giudizio; ahi noi per il giorno dell’ammonimento… Giuseppe, era il più piccolo delle tribù e [i fratelli] non poterono sopportarne l’ammonimento… a maggior ragione quando verrà il Santo Benedetto e ammonirà ognuno di noi…”. Leggi tutto l’articolo


Il commento della settimana: la parashà di Miketz e Chanuccà. La riconoscenza verso chi ci fa del bene

in: Blog/News | di: Donato Grosser

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Rav Sansone Vita Nachmani che fu rabbino a Modena, Pisa, Siena e infine fu rabbino capo di Reggio Emilia nella seconda metà del 1700, nella sua opera Zera’ Shimshon, scrive che nel commentare la parashà di Miketz si può tranquillamente parlare di Chanuccà perché la festa cade sempre quando si legge la parashà di Miketz.

Rav Nachmani domanda perché di Chanuccà non si festeggia come si fa di Purim con “mishtèsimchà” (banchetti e gioia). E spiega che i Maestri non istituirono per Chanuccà le stesse celebrazioni di Purim, perché di Purim il risultato della vittoria nella lotta armata contro i seguaci di Haman fu la salvezza fisica e quindi dobbiamo festeggiare con qualcosa che fa bene al corpo che altrimenti sarebbe stato distrutto.

Di Chanuccà invece il risultato della vittoria della guerra degli Asmonei contro i greci fu la libertà di poter osservare senza timore le mizvot della Torà. Per questo motivo non celebriamo Chanuccà con banchetti e gioia, ma con ringraziamento e lode all’Eterno. Leggi tutto l’articolo


Il commento settimanale della parashà, Vaietzè. Dove abitavano i patriarchi?

in: Blog/News | di: Donato Grosser

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Nella parashà di Vayetzè è scritto che Giacobbe uscì da Beersheva per andare a Charan, in Mesopotamia, dove abitava lo zio Labano. Al ritorno da suo padre Isacco ventidue anni dopo è scritto che tornò a Hevron. Leggendo il testo della Torà non è chiaro se i patriarchi abitassero a Hevron o a Beersheva.

Rashì scrive che Abramo abitava a Hevron e “non risiedeva veramente” a Beersheva, mentre il Nachmanide scrive che Abramo abitava a Beersheva dove nacque Isacco e solo più tardi andò ad abitare a Hevron.

R. Eliezer Ashkenazi, che fu Rav a Cremona nel 1500, nel suo commento Maase’ Hashem alla Torà, scrive che la residenza principale di Abramo e di Sara era a Hevron. Leggi tutto l’articolo


Parashà Toledot: il commento della settimana

in: Blog/News | di: Donato Grosser

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R. Yosef Albo nel Sefer Ha-Ikkarim chiede cosa siano le berachot che danno i profeti e i giusti.

Se la beracha è una preghiera per quale motivo Isacco, quando venne a sapere che aveva benedetto Giacobbe e non Esau, tremò quando si accorse di aver benedetto Giacobbe. Avrebbe potuto pregare per Esau cosi come aveva fatto per Giacobbe.

E se la beracha è una profezia che predice il futuro per quale motivo Esau se la prese così tanto? Isacco non aveva fatto altro che profetizzare su Giacobbe e non su Esau! Leggi tutto l’articolo


Israele: inventato un Bancomat per decifrare la spiritualità

in: Israele | Scritto da: Redazione

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Una carta di credito per “decifrazioni spirituali”. E’ stata inventata in un centro studi religiosi di Safed, in Galilea (nord d’Israele) da Eyas Ris, secondo cui lo speciale Bancomat “racchiude quattromila anni di saggezza”.

Il costo del bizzarro apparecchio, che mira a coniugare il misticismo dei cabbalisti alle tecnologia, è di 120 shekel, una cifra che si aggira sui 25 euro. Leggi tutto l’articolo


Risorse multimediali

in: | Scritto da: Redazione

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Archivio Parashot

in: | Scritto da: Redazione

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Bereshit Shemot Vaiqrà Bemidbar Devarim
Noach Vaerà Tzav Nasò Vaetchannan
Lekh lekhà Sheminì Bea’alotekhà Eqev
Vayerà Beshallach Tazria Shelach lekhà Reè
Chayè Sarà Itrò Metzorà Qorach Shofetim
Toledot Mishpatim Acharè mot Chuqqat Ki tetzè
Vayetzè Terumà Qedoshim Balaq Ki tavò
Vaishlach Tetzavvè Emor Pinechas Nitzavim
Vaieshev Ki tissà Bear Sinai Mattot Vaielekh
Miqqetz Vaiaqhel Bechuqqotai Mas’è Haazinu
Vaiggash Pequdè Vezot ha-berakhà
Vaichì