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Il commento della settimana: la parashà di Yitrò: Il primo comandamento

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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TorahNella Torà i dieci comandamenti sono chiamati ‘Assèret Ha-Devarìm (Shemòt, 34:28; Devarìm, 4:13 e 10:4), un’espressione di difficile traduzione che letteralmente significa “le dieci affermazioni” (in inglese “the ten statements”).

In effetti, vi è una discussione tra i grandi Maestri e filosofi quali il Maimonide (Spagna, 1135-1204), il Nachmanide (Spagna, 1194-1270), R. Yosef Albo (Spagna, 1380-1444) e altri se tutti i dieci comandamenti siano dei comandamenti o meno. Leggi tutto l’articolo


Il commento della settimana: la parashà di Vayèshev – L’interpretazione dei sogni

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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Nella parashà di Vayèshev (Bereshìt – Genesi, cap. 37) viene raccontato che Yosef (Giuseppe) venne venduto dai suoi fratelli a una carovana di Midianiti e quest’ultimi, arrivati in Egitto, lo vendettero a Potifar, il capo giustiziere del Faraone. Calunniato dalla moglie di Potifar, che aveva cercato inutilmente di sedurlo, Yosef venne condannato a languire nella prigione di Potifar. Quest’ultimo nonostante praticasse la professione di giustiziere ad alto livello, aveva abbastanza buon senso per capire che tra un servo fedele e una moglie notoriamente infedele, doveva credere alla versione del servo.

Così invece di giustiziare Yosef, lo relegò in prigione per salvare la reputazione della moglie e quella dei propri figli. In casa di Potifar, Yosef era diventato direttore generale delle proprietà del padrone che grazie a lui prosperarono come mai prima. In prigione, Yosef divenne direttore con l’incarico aggiuntivo di occuparsi dei prigionieri di maggior riguardo. Leggi tutto l’articolo


Il commento della settimana: la parashà di Toledòt – Quando i giusti danno una benedizione

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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Nella parashà di Toledòt è scritto che “Quando Isacco fu vecchio e la vista gli si indebolì, tanto che non vedeva più, chiamo Esaù, suo figlio maggiore e gli disse: “sono vecchio e non so quando morirò”(Bereshìt-Genesi, 27:1-4). Isacco chiese a Esaù di andare a prendere della selvaggina e di preparagli una vivanda gustosa dopodiché gli avrebbe dato la sua benedizione.

Rav ‘Ovadià Sforno (Cesena, 1470-1550) nel suo commento alla Torà spiega che Isacco voleva che Esaù assumesse il ruolo di capo famiglia e protettore del fratello minore Giacobbe. La missione di Giacobbe sarebbe stata quella di proseguire la tradizione famigliare, occupandosi di cose spirituali e di diffondere l’idea monoteista ereditando la Terra d’Israele. Per questo motivo Isacco era pronto a benedire Esaù con beni materiali e dominio sulla famiglia e a benedire Giacobbe con la benedizione di Abramo (ibid., 28:4), come fece prima di mandarlo a Charan dallo zio Labano. Leggi tutto l’articolo


Il commento della settimana: parashà di Mattòt-Massa’è. Perchè la tribù di Menascè si stabilì in Transgiordania

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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Dopoché gli israeliti ebbero conquistato il territorio della Transgiordania che era appartenuto a Sichòn, Re degli emoriti e a ‘Og, Re del Bashàn, le tribù di Reuvèn e Gad, che avevano accumulato un enorme gregge, vennero da Mosè con la richiesta di ricevere in proprietà il grande territorio conquistato, perché assai adatto al pascolo (Bemidbàr, 32:1-5).

La conseguenza di questa richiesta era che le due tribù non si sarebbero stabilite con le altre dieci tribù in Cisgiordania, ovvero nel territorio che costituiva la Terra d’Israele, tra il Mare Mediterraneo e il fiume Giordano. Se tutte le tribù si fossero stabilite in Cisgiordania, i pascoli conquistati sarebbero stati divisi in dodici parti, una per ogni tribù, come spiega R. Naftali Zvi Yehuda Berlin (1816-1893 ) nel suo commento Ha’amèq Davar. Leggi tutto l’articolo


Bemidbàr: difendiamo le nostre bandiere e le nostre usanze

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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La parashà di Bemidbàr e l’omonimo quarto libro della Torà  iniziano con il censimento degli uomini abili al servizio militare di età tra 20 e 60 anni. R. Ovadià  Sforno scrive che lo scopo del censimento era di organizzare l’esercito per poter marciare nella Terra Promessa senza resistenza da parte dei Cananei (Cap., 1:2). La cosa non avvenne perché il popolo si spaventò dopo aver ricevuto il rapporto degli esploratori (Bemidbàr, 14:3) e dovette restare per 40 anni nel deserto fino a quando morì tutta la generazione di coloro che erano usciti dall’Egitto.

Moshè organizzò l’esercito, tribù per tribù, ognuna con la propria bandiera e ogni tribù in una specifica posizione nell’accampamento e con un preciso ordine di marcia. Leggi tutto l’articolo


Il commento della settimana, parasha di Vaerà. Il Faraone e il libero arbitrio

in: Blog/News | di: Donato Grosser

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Nella parashà di Vaerà, prima che Mosè andasse a presentarsi al Faraone per chiedere la liberazione dei figli d’Israele, il Signore disse a Mosè (Shemot, 7:3-4): “Ed Io indurirò il cuore del Faraone e moltiplicherò i miei segni di potenza e i miei prodigi nella terra d’Egitto e il Faraone non vi ascolterà; e Io stenderò la mia mano sull’Egitto e farò uscire le mie schiere, cioè il mio popolo d’Israele dall’Egitto mediante castighi straordinari”.

Uno dei principi della Torà è che l’uomo ha il libero arbitrio, ossia è libero di scegliere se fare il bene o fare il male. Dai versetti succitati della Torà appare invece che il Faraone non ebbe alcuna scelta e le sue decisioni furono forzate dal fatto che il Signore lo rese ostinato. Leggi tutto l’articolo


Il commento della settimana, parashà di Vaigash

in: Blog/News | di: Donato Grosser

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Nella parashà di Vaigash viene descritta la scena di Giuseppe, che non potendo più controllare le proprie emozioni, scoppia nel pianto e dice ai suoi fratelli: “Io sono Giuseppe, mio padre è ancora vivo? E i suoi fratelli non poterono rispondere perché erano stati presi dal panico”.

Il Midrash Rabbà rende più drammatico questo incontro spiegando i versetti “E la sua voce scoppiò in pianto, e lo udirono gli egiziani e il palazzo del Faraone; e Giuseppe disse ai suoi fratelli: io sono Giuseppe, mio padre è ancora vivo?”. Nel Midrash è scritto: disse Abba Cohen Bar Dalia “Ahi noi per il giorno del giudizio; ahi noi per il giorno dell’ammonimento… Giuseppe, era il più piccolo delle tribù e [i fratelli] non poterono sopportarne l’ammonimento… a maggior ragione quando verrà il Santo Benedetto e ammonirà ognuno di noi…”. Leggi tutto l’articolo


Parashà Toledot: il commento della settimana

in: Blog/News | di: Donato Grosser

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R. Yosef Albo nel Sefer Ha-Ikkarim chiede cosa siano le berachot che danno i profeti e i giusti.

Se la beracha è una preghiera per quale motivo Isacco, quando venne a sapere che aveva benedetto Giacobbe e non Esau, tremò quando si accorse di aver benedetto Giacobbe. Avrebbe potuto pregare per Esau cosi come aveva fatto per Giacobbe.

E se la beracha è una profezia che predice il futuro per quale motivo Esau se la prese così tanto? Isacco non aveva fatto altro che profetizzare su Giacobbe e non su Esau! Leggi tutto l’articolo


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Archivio Parashot

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Bereshit Shemot Vaiqrà Bemidbar Devarim
Noach Vaerà Tzav Nasò Vaetchannan
Lekh lekhà Sheminì Bea’alotekhà Eqev
Vayerà Beshallach Tazria Shelach lekhà Reè
Chayè Sarà Itrò Metzorà Qorach Shofetim
Toledot Mishpatim Acharè mot Chuqqat Ki tetzè
Vayetzè Terumà Qedoshim Balaq Ki tavò
Vaishlach Tetzavvè Emor Pinechas Nitzavim
Vaieshev Ki tissà Bear Sinai Mattot Vaielekh
Miqqetz Vaiaqhel Bechuqqotai Mas’è Haazinu
Vaiggash Pequdè Vezot ha-berakhà
Vaichì