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L’eterno “altro”

in: Ebraismo | Scritto da: Redazione

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Pesach e il significato di una distinzione

La festa di Pesach contiene in sé aspetti diversi. Inoltre le sono stati attribuiti diversi nomi, sia nella Torah stessa, sia nel comune parlare. Il nome ormai più diffuso e che da maggior peso al particolare significato che risiede in questo aspetto della festa è Pesach (Passare oltre).

La fonte di questo nome nella Torah – Il Signore passò oltre [p’s’h’ in ebraico] le case del popolo di Israele in Egitto quando colpì gli egiziani, risparmiando le nostre case (Esodo 12,27) – vuole dare alle dieci piaghe un particolare senso di prosecuzione e una forte enfasi.

Oltre all’aspetto miracoloso qui c’è un ulteriore concetto da focalizzare e un’idea nuova: la distinzione e separazione tra Israele e le altre nazioni. Questa idea, che è emersa da tutte le dieci piaghe e si è estesa e cristallizzata nella notte di Pesach, è espressa dalla festa stessa attraverso gli anni. Leggi tutto l’articolo


Israele: allerta per Pesach

in: Israele | Scritto da: Redazione

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In vista delle celebrazioni di Pesach, Israele ha aumentato il livello di allerta. Le autorità dello Stato ebraico, infatti, hanno chiuso i valichi con la Cisgiordania, che verranno riaperti solo al termine della festività.

Radio Gerusalemme riporta che si è alzata la tensione anche nelle zone vicine alla Striscia di Gaza, da dove nelle ultime settimane sono stati sparati numerosi razzi contro il territorio israeliano.

L’ingresso nel Sinai egiziano è definito particolarmente a rischio per gli israeliani che rischiano di essere oggetto di attentati.


Pesach

in: | Scritto da: Redazione

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Vigilia di Pesach, norme da osservare:

a) Ricerca del chametz

b) Digiuno dei primogeniti

c) Bi’ ur (bruciatura del) chametz e bittul

(lettura della formula kol chamirà)

Cibi per Pesach:

Chametz – Si considerano chmatez le sostanze derivate dalla fermentazione di uno dei seguenti cereali: grano, orzo, avena, spelta e segale.

Riso e legumi – In alcune Comunità non si fa uso di legumi; in Italia si usa mangiare i legumi e in particolare il riso; è però necessario controllare accuratamente il riso prima Pesach (chicco per chicco) per assicurarsi che non vi siano chicchi di grano o di orzo.

Latte – Se non si trova il latte controllato è consigliabile usare latte a lunga conservazione acquistato prima di Pesach.

Farina – Bisogna usare solo farina controllata e attenersi alle istruzioni del rabbinato.

Medicine – Le medicine, specialmente sciroppi e in bustine possono contenere chametz, è consigliabile rivolgersi a un rabbino per sapere come comportarsi al riguardo.

Recipienti – Piatti, pentole, posate etc. si comprano nuovi o si mettono via di anno in anno per questo uso esclusivo. Alcuni utensili usati durante l’anno per il chametz si possono adattare per Pesach per mezzo della Hag’ alà (bollitura). Il rabbinato organizza un servizio pubblico di Hag’ alà.

Matzah semplice e matzah “ashirà” – La vigilia di Pesach è vietato mangiare azzime. Si usa estendere il divieto dall’inizio del mese di Nissan. Alcuni permettono di mangiare matzah “ashirà” (azzima “ricca”, cioè senza acqua, ma contenente uova, olio o vino) che non può però essere usata come matzah per il Seder, che ha luogo le prime due sere di Pesach e va iniziato dopo l’uscita delle stelle.

Durante il Seder si deve:

a) Leggere l’Haggadà
b) Mangiare la matzah (almeno un ke-zait, 28 grammi)
c) Mangiare il korekh (una specie di sandwitch con matzah, maror e charoset)
d) Mangiare l’afikomen alla fine del Sèder (il pezzo d’azzima nascosta dall’inizio)
e) Bere quattro bicchieri di vino di almeno 86 cc.

Altre norme – Nei giorni di festa solenne (il primo, il secondo, il settimo e l’ottavo giorno) è permesso accendere da un fuoco già acceso e quindi cucinare e trasportare (ma solo ciò che serve per il giorno festivo).

Giorni di Chol Ha Mo’ed – In questi giorni non si mettono i Tefillin (italiani e sefarditi). E’ opportuno diversificare questi giorni da quelli feriali limitando per quanto possibile le proprie attività. E’ comunque permessa qualsiasi attività il cui rinvio potrebbe procurare dei danni. Di Chol Ha Mo’ed si recita Musaf.

Il periodo dell’Omer – A partire dalla seconda sera di Pesach e per le 48 sere successive, si conta l’Omer. L’Omer era una quantità di orzo (circa quattro litri) che veniva offerta ai tempi in cui esisteva il santuario di Gerusalemme. L’offerta si iniziava a portare il secondo giorno di Pesach, prelevando appunto una quantità di orzo pari a un omer dal nuovo raccolto. Il conteggio dell’Omer va fatto dopo l’uscita delle stelle recitando l’apposita benedizione e le formule che si trovano nei libri di preghiera. Chi dimentica di contare l’Omer di notte ha tempo per farlo di giorno fino al tramonto, ma senza recitare la benedizione. Quando, dopo il tramonto, si chiede a qualcuno: “Qual è il conto di oggi?“, egli deve rispondere: “Ieri è stato così e così“.

Questo perché se si risponde: “Oggi è il tale e tale numero del conto“, non gli sarà più permesso, dopo di ciò, contare l’Omer di quella notte con la benedizione. I primi 33 giorni dell’Omer sono considerati giorni austeri per le sventure accadute al popolo d’Israele in varie circostanze della storia (pestilenze tra gli allievi di Rabbì Akivà, eccidi de crociati etc.): secondo l’uso comune, ci sia stiene da fare feste e non ci si taglia i capelli e la barba. Secondo i sefarditi ci si può sposare a partire dal 33° giorno dell’Omer, mentre per gli ashkenaziti, ci si può sposare solo nel 33° giorno dell’Omer.

Lettura dei Pirké Avot – Durante le settimane che vanno da Pesach a Shavuot si usa leggere e studiare il trattato della Mishnà Pirké Avot, che contiene massime e detti dei Maestri. La lettura viene in genere fatta di sabato, un capitolo a settimana. Alcuni usano continuare la lettura fino a Rosh Ha-Shanah.


Hosha’ Anà Rabbà

in: | Scritto da: Redazione

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Hoshà anà Rabbà – Il settimo giorno di Sukkot è Hoshà anà Rabbà: in questa giornata si fanno sette giri intorno alla Tevà con il lulav e si recitano delle particolari preghiere durante le quali si usa agitare dei rametti di salice (‘aravà) che alla fine della preghiera vengono battuti per terra.

Si usa conservare ciò che rimane di questi rami fino alla vigilia di Pesach per bruciarvi il chametz.