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Voci di “anusim”

in: Ebraismo | di: Pierpaolo Pinhas Punturello

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MarranosLa testimonianza di tanti tornati all’Ebraismo, sotto la guida di rav Birnbaum e di Michael Freund di Shavè Israel

“Isabella di Castiglia sei stata sconfitta”. Questo pensiero mi è tornato più volta in mente mentre incontravo, nei corridoi dell’Ulpan ghiur per gli studenti di lingua spagnola, alcune delle persone che ho intervistato.

I protagonisti di queste interviste sono i discendenti dell’Ebraismo sefardita: 600 anni di fughe, di nascondigli, di tradizioni sussurrate di generazione in generazione. Leggi tutto l’articolo


Incontro alla sposa, il valore straordinario dello Shabbat

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

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Affermano i Maestri che “qualora il popolo di Israele osservasse interamente un solo Shabbat, immediatamente all’uscita del Sabato arriverebbe il profeta Elia ad annunciare la redenzione messianica”.

Molteplici e diversificate sono le opinioni dei Maestri e dei filosofi sull’era messianica e sulla figura della discendenza del Re David: certamente, come afferma l’Anì Maamin del Maimonide, dobbiamo avere fiducia nella venuta del Messia, “qualora ritardasse, ogni giorno attendo che venga”. Leggi tutto l’articolo


Il commento della settimana, parashà di Yitrò

in: Blog/News | di: Donato Grosser

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Rav Izchak Hutner (1906-1980), uno dei grandi Rashè Yeshivà e pensatori della generazione che ci ha preceduto scrisse che “l’esperienza del Sinai per l’ebreo cosciente della sua eredità spirituale è la pietra miliare dell’esistenza del popolo d’Israele”.

La mizvà di osservare il Sabato è uno dei Dieci Comandamenti che gli israeliti sentirono dalla voce dell’Eterno alla falde del Monte Sinai. Nella Torà è scritto:

“Ricorda il giorno del Sabato per santificarlo; lavorerai per sei giorni e compirai tutta la tua opera. E il settimo giorno sarà una giornata di cessazione del lavoro dedicata al Signore tuo Dio: non farai alcun lavoro nè tu, nè tuo figlio, nè tua figlia nè il tuo servo, nè la tua serva, nè il tuo bestiame, nè il forestiero che si trova nelle tue città. Perchè in sei giorni il Signore creò il cielo e la terra, il mare e tutto quanto essi contengono e riposò nel settimo giorno. Pertanto il Signore benedisse il settimo giorno e lo santificò” (Shemot, 20:8-11). Leggi tutto l’articolo


Tesi di laurea e bar mizvà, forza Maccabi!

in: Blog/News | di: Claudia De Benedetti

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Il Maccabi Italia aggiunge al suo palmares un nuovo stimolante risultato: Andrea Grassi ha discusso una tesi di laurea dal titolo Le Maccabiadi al Corso di Laurea in Scienze Motorie,  Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Pisa, relatore Professor Maurizio Vernassa.

Vittorio Pavoncello, ‘Botticella’ per gli amici, Presidente della Federazione Italiana Maccabi e Consigliere dell’UCEI delegato ai giovani +18 è stato l’anima e il cuore del lavoro di Grassi, gli ha permesso di elaborare un quadro storico sulla formazione dello sport in Israele, sull’idea e la preparazione delle Maccabiadi  e su tutte le edizioni fino ad ora svolte. Leggi tutto l’articolo


Dove si accendono i lumi di Chanuccà

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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L’accensione dei lumi di Chanuccà è una mizvà di origine rabbinica istituita dai Maestri in Erez Israel nell’anno 165 prima dell’Era Volgare per ringraziare l’Eterno dopo la vittoria degli Asmonei nella guerra contro i greci seleucidi, che portò alla liberazione di Gerusalemme, al ripristino del servizio nel Tempio di Gerusalemme e al miracolo dei lumi.

Nel Talmud babilonese (Shabbat, 21b) è scritto che la mizvà dell’accensione dei lumi di Chanuccà dev’essere osservata da ogni famiglia, accendendo i lumi al di fuori della porta di casa. Così veniva fatto fino a quando gli ebrei risiedevano in Erez Israel e in Mesopotamia fino al III secolo dell’Era Volgare.

Verso la fine del III secolo E.V. quando era al potere in Mesopotamia la dinastia Sassanide, i sacerdoti della religione di Zoroastro proibivano durante alcuni periodi dell’anno l’accensione del fuoco in qualunque posto altro che nei loro luoghi di culto. Quei giorni sono menzionati nel Talmud come “periodi di pericolo” nei quali i lumi di Chanuccà vengono accesi in casa “sulla tavola”. Leggi tutto l’articolo


La lezione del rabbino capo di Gran Bretagna, Lord Jonathan Sacks

in: Blog/News | di: Jonatan Della Rocca

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Il rabbino capo della Gran Bretagna, Lord Jonathan Sacks, ha tenuto ieri pomeriggio una conferenza presso il tempio Beth El di Roma in cui ha sottolineato che in questo momento di profonda crisi dell’Europa bisogna far sentire la voce ebraica, rivendicando la propria identità, consapevoli che il giudaismo ha sempre contribuito al progresso della società. Leggi tutto l’articolo


Il libro di preghiera: un ponte tra spiritualità e materialità. Morashà ha pubblicato il rito italiano secondo l’uso della Comunità di Roma, traslitterato e tradotto

in: Blog/News | di: Claudia De Benedetti

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Gli amici Mira e David Piazza mi hanno donato la prima edizione del volume dedicato a Shabbat del Siddur di rito italiano secondo l’uso della Comunità di Roma con traslitterazione a fianco e traduzione italiana, pubblicato nella collana Sidùr Benè Romi di Morashà: un omaggio che ho molto gradito perché mi ha dato lo spunto per riflettere sul significato che ha per me la tefillà (la preghiera, ndr.).

Alla scuola ebraica Colonna e Finzi di Torino la mia maestra Virginia Levi Montel ci accoglieva sull’uscio della classe e cominciava le lezioni con le preghiere del mattino utilizzando il siddur del Prof. Dario Disegni.

Quel libro con la copertina cartonata in stoffa blu è stato sotto il mio banco per otto anni, ha goduto di due nuove rilegature, di piccole ma innumerevoli annotazioni di mio pugno, di tante gocce di cera a Chanukkà, di macchie di cibo consumato in allegria in mensa.

E’ stato il libro più importante della mia infanzia: ha raccolto preghiere, speranze, benedizioni e plasmato la mia fede, condividendola, nelle letture quotidiane, con i compagni di classe. Leggi tutto l’articolo


Chanukah

in: | Scritto da: Redazione

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Il 25 di Kislev ha inizio la festa di Chanukah (o Hanukkà, o Chanuccà, ecc.) che dura 8 giorni. La festa fu stabilita per celebrare la vittoria dei Maccabei sugli ellenisti (165 e.v.) e il miracolo dell’ampolla d’olio da loro trovata nel Tempio sconsacrato, che pur essendo sufficiente per un solo giorno, durò per otto giorni. La prima sera, oltre allo Shammash (servitore, così chiamato perché ci si può servire della sua luce) si accende a destra un lume, la seconda sera due… l’ottava sera otto lumi. Ogni sera, dopo lo Shammash, si accende per primo il lume che si aggiunge quella sera.

E’ proibito servirsi della luce del lumi di Chanukah. La Chanukkià va accesa vicino alla porta o alla finestra in modo che tutti possano vederla e ricordarsi del miracolo di Chanukah. L’orario migliore per l’accensione del lume è all’apparire delle stelle. Se non si è fatto in tempo, si possono accedere i lumi per tutta la notte. I lumi devono ardere per almeno mezz’ora. Il venerdì di festa si accendono prima i lumi di Chanukah e poi quelli di Shabbat, facendo in modo che i lumi di Chanukah ardano almeno mezz’ora dopo il tramonto del venerdì. Il sabato sera, a casa, si accendono i lumi di Chanukah dopo la Havdalà.