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Il commento della settimana, parashà di Yitrò

in: Blog/News | di: Donato Grosser

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Rav Izchak Hutner (1906-1980), uno dei grandi Rashè Yeshivà e pensatori della generazione che ci ha preceduto scrisse che “l’esperienza del Sinai per l’ebreo cosciente della sua eredità spirituale è la pietra miliare dell’esistenza del popolo d’Israele”.

La mizvà di osservare il Sabato è uno dei Dieci Comandamenti che gli israeliti sentirono dalla voce dell’Eterno alla falde del Monte Sinai. Nella Torà è scritto:

“Ricorda il giorno del Sabato per santificarlo; lavorerai per sei giorni e compirai tutta la tua opera. E il settimo giorno sarà una giornata di cessazione del lavoro dedicata al Signore tuo Dio: non farai alcun lavoro nè tu, nè tuo figlio, nè tua figlia nè il tuo servo, nè la tua serva, nè il tuo bestiame, nè il forestiero che si trova nelle tue città. Perchè in sei giorni il Signore creò il cielo e la terra, il mare e tutto quanto essi contengono e riposò nel settimo giorno. Pertanto il Signore benedisse il settimo giorno e lo santificò” (Shemot, 20:8-11). Leggi tutto l’articolo


Tesi di laurea e bar mizvà, forza Maccabi!

in: Blog/News | di: Claudia De Benedetti

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Il Maccabi Italia aggiunge al suo palmares un nuovo stimolante risultato: Andrea Grassi ha discusso una tesi di laurea dal titolo Le Maccabiadi al Corso di Laurea in Scienze Motorie,  Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Pisa, relatore Professor Maurizio Vernassa.

Vittorio Pavoncello, ‘Botticella’ per gli amici, Presidente della Federazione Italiana Maccabi e Consigliere dell’UCEI delegato ai giovani +18 è stato l’anima e il cuore del lavoro di Grassi, gli ha permesso di elaborare un quadro storico sulla formazione dello sport in Israele, sull’idea e la preparazione delle Maccabiadi  e su tutte le edizioni fino ad ora svolte. Leggi tutto l’articolo


Dove si accendono i lumi di Chanuccà

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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L’accensione dei lumi di Chanuccà è una mizvà di origine rabbinica istituita dai Maestri in Erez Israel nell’anno 165 prima dell’Era Volgare per ringraziare l’Eterno dopo la vittoria degli Asmonei nella guerra contro i greci seleucidi, che portò alla liberazione di Gerusalemme, al ripristino del servizio nel Tempio di Gerusalemme e al miracolo dei lumi.

Nel Talmud babilonese (Shabbat, 21b) è scritto che la mizvà dell’accensione dei lumi di Chanuccà dev’essere osservata da ogni famiglia, accendendo i lumi al di fuori della porta di casa. Così veniva fatto fino a quando gli ebrei risiedevano in Erez Israel e in Mesopotamia fino al III secolo dell’Era Volgare.

Verso la fine del III secolo E.V. quando era al potere in Mesopotamia la dinastia Sassanide, i sacerdoti della religione di Zoroastro proibivano durante alcuni periodi dell’anno l’accensione del fuoco in qualunque posto altro che nei loro luoghi di culto. Quei giorni sono menzionati nel Talmud come “periodi di pericolo” nei quali i lumi di Chanuccà vengono accesi in casa “sulla tavola”. Leggi tutto l’articolo


Chanukah

in: | Scritto da: Redazione

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Il 25 di Kislev ha inizio la festa di Chanukah (o Hanukkà, o Chanuccà, ecc.) che dura 8 giorni. La festa fu stabilita per celebrare la vittoria dei Maccabei sugli ellenisti (165 e.v.) e il miracolo dell’ampolla d’olio da loro trovata nel Tempio sconsacrato, che pur essendo sufficiente per un solo giorno, durò per otto giorni. La prima sera, oltre allo Shammash (servitore, così chiamato perché ci si può servire della sua luce) si accende a destra un lume, la seconda sera due… l’ottava sera otto lumi. Ogni sera, dopo lo Shammash, si accende per primo il lume che si aggiunge quella sera.

E’ proibito servirsi della luce del lumi di Chanukah. La Chanukkià va accesa vicino alla porta o alla finestra in modo che tutti possano vederla e ricordarsi del miracolo di Chanukah. L’orario migliore per l’accensione del lume è all’apparire delle stelle. Se non si è fatto in tempo, si possono accedere i lumi per tutta la notte. I lumi devono ardere per almeno mezz’ora. Il venerdì di festa si accendono prima i lumi di Chanukah e poi quelli di Shabbat, facendo in modo che i lumi di Chanukah ardano almeno mezz’ora dopo il tramonto del venerdì. Il sabato sera, a casa, si accendono i lumi di Chanukah dopo la Havdalà.


Shabbat e Moed

in: | Scritto da: Redazione

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E furono compiuti i cieli, la terra e tutte le loro creature. E terminò il Signore nel giorno settimo l’opera Sua e si riposò, il settimo giorno, da tutta l’opera che aveva fatto. E Dio benedisse il settimo giorno e lo santificò, perché in esso cessò (shavàth) tutta l’opera Sua che aveva compiuto (Bereshìth 31)

Il sabato è la più importante delle ricorrenze ebraiche, e si celebra per ricordare l’opera della creazione. Adempiere allo Shabbat è uno dei principali doveri di un ebreo, per il quale, celibe o sposato, giovane o anziano, osservare lo Shabbat e’ una Mitzvah. Il particolare statuto dello Shabbat e’ confermato dalla menzione di questo giorno nei dieci comandamenti (Esodo 20:8 e Deuteronomio 5:12), mentre altri momenti sacri dell’anno ebraico non lo sono.

Lo Shabbat è un dono prezioso datoci dal Signore, un dono che unisce, ancora di più, tutti i figli di Israele, in qualsiasi parte del mondo essi siano. L’accensione della lampada, le challòt fragranti sulla tavola ben apparecchiata, la recita del Kiddùsh, sanno dare alla famiglia ebraica tutta riunita, la vera serenità di questa festa. Di Shabbat ogni occupazione deve essere sospesa: lavori agricoli, lavori di scrittura, di cucitura, lavori domestici, accensione del fuoco, trasporti di oggetti, viaggi, commercio. Ci si può, però, dedicare allo studio ed è bene leggere la Torah. Comunque dobbiamo godere questa pace spirituale e la serenità d’animo, che ci offre questo giorno, e dimenticare gli affanni della vita quotidiana. Questo giorno è per Israele giorno di luce e di gioia.

Lo Shabbat inizia prima del tramonto di venerdì sera e termina al calare della notte seguente. Lo si accoglie con l’accensione di due o più candele, e dicendo poi l’usuale berakhà:

Leadlìk ner shel Shabbàth (di accendere il lume del sabato).

Prima di iniziare il pasto si recita il Kiddùsh (santificazione). Ringraziamo il Signore di averci eletto fra tutti i popoli, di averci dato il sabato ed averlo consacrato, come conclusione dell’opera della creazione. E poiché il vino è il simbolo della gioia, proprio su di esso pronunciamo la benedizione, consacrando questo giorno,

borè perì hagghéfen (che hai creato il frutto della vite).

Segue poi la benedizione su due pani, in ricordo della duplice porzione di manna e anche delle parole: shamòr vezakhòr (osserva e ricorda), pronunciate dal Signore sul Monte Sinài. C’è anche del sale in cui si intinge il pane, che ricorda il sale sparso quando si facevano i sacrifici.

Moed è un giorno di festa solenne. Di Moed sono proibiti tutti i lavori come nello Shabbat, tranne che portare e accendere da un fuoco già acceso; è quindi possibile cucinare.

Kol ha-Moed. I giorni detti di Mezza Festa (Chol a Moed, o Kol ha-Moed), sono i giorni in cui si dovrebbero evitare tutti i lavori non necessari e rimandabili.

I Sabati Segnalati. Alcuni sabati hanno l’importanza di tutti gli altri sabati ma, in più, un nome o un carattere particolare e si chiamano perciò sabati segnalati. Sono sabati in cui, oltre alla parashà settimanale, in sinagoga si legge anche un altro brano su un secondo sefer (tranne Shabat Ha-gadol) e un brano profetico (Haftarà) diverso da quello normale.

  • Shabbat Shekalim. Prende il nome da Shèkel (plur. shekalim), siclo. Ricorda il mezzo siclo che si dava per il censi- mento e come partecipazione per l’acquisto degli animali per i sa- crifici quotidiani.
  • Shabbat Zakhor. Prende il nome dalla prima parola (Zakhor, ricorda) del brano che si legge nel Sabato che precede Purim. Ogni ebreo ha l’obbligo di ricordare ‘Amalek, simbolo dei tanti persecutori del popolo ebraico. Sia gli uomini che le donne hanno l’obbligo di ascoltare la lettura pubblica della parashat Za- khor (Deut. 25: 17-19).
  • Shabbat Parà. Prende il nome dal ricordo della vacca rossa (Parà adumà), che veniva bruciata e le cui ceneri venivano usate per la purificazione che era necessaria per il pellegrinaggio festivo a Gerusalemme. (Num. 19:1-22).
  • Shabbat Hachodesh. E’ il Sabato che precede il capo- mese di Nissan e prende il nome dalla parola Hachòdesh (il me- se) che si trova al principio del passo che si legge in questo Sabato (Es. 12:1-20) che tratta delle norme di Pesach.
  • Shabbat Hagadol. E’ il Sabato che precede Pesach e si legge una haftarà speciale. L’origine del nome non è certa: forse significa “il Sabato del grande (miracolo)” oppure il Sabato in cui si va ad ascoltare il discorso del “grande” (nel senso del più colto) rabbino della Comunità.

[fonte: AAVV, Morasha.it]