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Sukkòt: festa della felicità e della pace

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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Nella Torà è scritto: “Abiterete per sette giorni nelle Sukkòt (capanne); ogni cittadino in Israele abiterà nelle capanne affinchè le vostre [future] generazioni sappiano che Ho fatto abitare nelle capanne i figli d’Israele  quando li Ho fatti uscire dall’Egitto, Io sono il Signore vostro Dio” (Vayiqrà, 23:42-43).

Nel Midràsh Pesiqtà (XXIV) è detto: “Perchè gli Israeliti fanno la Sukkà? Per ricordare i miracoli che il Santo Benedetto fece per loro quando uscirono dall’Egitto e le nuvole divine li circondarono e li protessero”. S. D. Luzzatto (1800-1865) scrive che uno dei più grandi miracoli della storia fu la sopravvivenza di tutto il popolo per ben quarant’anni nel deserto. Leggi tutto l’articolo


Il commento della settimana: parashà di Vayèlekh – La grande convocazione nazionale

in: Blog/News | di: Donato Grosser

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La parashà di Vayèlekh comprende le due ultime mitzwòt (precetti) della Torà: la penultima è quella di convocare tutto Israele a Gerusalemme nel primo giorno di Chol Hamo’èd Sukkòt (il primo giorno intermedio della Festa delle Capanne) dopo la conclusione del settimo anno del ciclo settennale. Durante il settimo anno appena passato la terra non veniva coltivata e il raccolto era messo gratuitamente a disposizione di tutti; inoltre alla fine dell’anno avveniva la remissione dei debiti. Leggi tutto l’articolo


Purim, una festa per dimenticare le nostre piccole beghe

in: Blog/News | di: Donato Grosser

Un Commento

Verrà celebrata a partire dalla sera di mercoledì 7 marzo

Ogni festa ebraica si differenzia dalle altre per gli avvenimenti che vengono ricordati e rivissuti e per il modo in cui il giorno viene festeggiato.

Tra le feste rese obbligatorie dalla Torà, di Pesach ci sono le mitzvot di mangiare mazzà e maror; di Succot la mizvà di abitare per sette giorni nella Succà; e di Shavuot di festeggiare il giorno in cui abbiamo ricevuto la Torà dal Sinai.

Tra le feste rese obbligatorie dai Maestri, di Chanuccà abbiamo la mizvà di pubblicizzare i miracoli nella guerra degli Asmonei contro i Seleucidi: commemoriamo l’evento con l’accensione dei lumi e con la recitazione dello Hallel in segno di ringraziamento. Leggi tutto l’articolo


Il Commento della settimana. Parashà di Beshalach: perché gli egiziani affogarono nel mare?

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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Un noto Midràsh racconta che si recita l’Hallel completo in tutti i giorni della festa di Succot (delle Capanne) mentre nella festa di Pesach lo si recita completamente solo il primo giorno. Non lo si recita completamente il settimo giorno di Pesach quando avvenne il passaggio dei figli d’Israele nel Mar Rosso e l’affondamento nel mare della cavalleria e dell’esercito egiziano che li inseguivano. (A maggior ragione non lo si recita nei giorni di mezza festa, Chol Ha Mo’ed).

Il motivo, citato dal Midràsh, per cui non si recita l’Hallel nel settimo giorno di Pesach è che gli egiziani annegarono nel mare e nei Proverbi di Salomone (24:17) è scritto: “Non gioire quando il tuo nemico cade”. Una fonte del Midràsh è nel quarto capitolo del trattato Sanhedrin (39b) dove è  detto:

R. Shemuel bar Nachman a nome di R. Yonatan disse: cosa significa (Shemot, 11:20): E non si avvicinarono l’uno all’altro per tutta la notte? Che in quell’occasione gli angeli al servizio dell’Eterno volevano dire un cantico davanti all’Eterno; l’Eterno disse a loro: l’opera delle mie mani affonda nel mare e voi volete dire un cantico?”. Leggi tutto l’articolo


16 ottobre 1943: una fiaccolata per ricordare

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

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Insieme agli ex deportati per ricordare quel 16 ottobre del 1943 in cui gli ebrei romani furono deportati nei campi di sterminio nazisti.

Ieri sera, sulla piazza che porta il nome di quella terribile data, nel quartiere ebraico di Roma si e’ svolta la tradizionale fiaccolata organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio e dalla Comunità ebraica della Capitale.

”Festeggiamo la Festa delle Capanne – ha spiegato il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni – a ricordo della traversata degli ebrei nel deserto.

I nazisti che non avevano rispetto né della memoria né delle persone hanno violato anche il senso di questa festività. E’ come se in una comunita’ cristiana fosse stata operata violenza nel giorno di Natale”.

Alla cerimonia, oltre agli interventi del cardinale Agostino Vallini e del presidente dell’Ucei, Renzo Gattegna, ha preso la parola il presidente della Comunita’ ebraica Riccardo Pacifici. ”Le sfide che ci attendono sono tante – ha detto – rompere il muro di sospetto, della xenofobia e del razzismo. Roma, l’Italia e gli ebrei non hanno paura”. Leggi tutto l’articolo


Sukkot

in: | Scritto da: Redazione

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Sukkot e’ la festa agricola dell’autunno. Nella Torah, Sukkot è chiamata Hag Haassif (festa del raccolto – Esodo 23:16, 34:22). All’epoca biblica la sua importanza era tale da essere chiamata Hehag (la festa) per antonomasia (1 Re 23, 42). La festa e’ il ricordo di un importante evento storico, il cammino degli ebrei nel deserto verso la terra di Israele. La Torah identifica la Sukkà (capanna) con le dimore temporanee degli israeliti durante questo viaggio nel deserto (Levitico 23, 42) da cui il nome di Sukkot: Hag haSukkot (letteralmente: festa delle capanne).

Piu’ delle altre feste di pellegrinaggio, Sukkot ha conservato un carattere agricolo ed e’ chiamata anche Hag Haassif (festa del raccolto) o Zeman simhatenu (momento della nostra gioia). L’attenzione posta sul raccolto e l’abbondanza portano un cambiamento radicale e benvenuto dopo l’austerita’ delle solenni feste di Rosh Ha-Shanah e di Yom Kippur. Tutte le feste di pellegrinaggio sono dei momenti di gioia, ma l’atmosfera di questa festa e’ particolarmente lieta. La gioia è un elemento essenziale legato a Sukkot, ma anche nel momento della gioia, la struttura temporanea e fragile della Sukkà, il precetto più caratteristico della festa, ci ricorda la fragilita’ della vita.

Tra il tetto della Sukkà e il cielo non deve esserci alcuna interruzione. Il tetto deve essere fatto di materiale vegetale staccato da terra (rami, foglie, cannucciati per la copertura dei tetti, ecc.). Si deve poter intravedere il cielo attraverso il tetto. La Sukkà deve avere almeno tre pareti, che possono essere fatte con qualsiasi materiale (anche in muratura). Durante la festa, la Sukkà dovrebbe divenire la residenza fissa fino al giorno di Hosha’ anà Rabbà; compatibilmente con il clima italiano, ciò significa che bisogna almeno consumarvi i pasti. E’ mizvà mangiare pane in sukkà la sera del primo e del secondo giorno. Si dice la benedizione Lishev Basukkà (sedersi nella capanna), solo quando si mangia pane o almeno 240g di dolci fatti con farina. Se piove in abbondanza non si ha l’obbligo di risiedere nella Sukkà.

La seconda caratteristica della festa è il mazzo di quattro specie che è composto da un ramo di palma (lulav) due di salice (aravà), tre di mirto (hadas) e un cedro (etrog): nei giorni di Sukkot, si prende il Lulav con la destra e il cedro con la sinistra, li si agita ai quattro punti cardinali, in alto e in basso, dopo aver detto la relativa benedizione.

Giorni di Chol Ha Mo’ed – In questi giorni non si mettono i Tefillin (italiani e sefarditi). E’ opportuno diversificare questi giorni da quelli feriali limitando per quanto possibile le proprie attività. E’ comunque permessa qualsiasi attività il cui rinvio potrebbe procurare dei danni. Di Chol Ha Mo’ed si recita Musaf.

Hoshà anà Rabbà – Il settimo giorno di Sukkot è Hoshà anà Rabbà: in questa giornata si fanno sette giri intorno alla Tevà con il lulav e si recitano delle particolari preghiere durante le quali si usa agitare dei rametti di salice (‘aravà) che alla fine della preghiera vengono battuti per terra: si usa conservare ciò che rimane di questi rami fino alla vigilia di Pesach per bruciarvi il chametz.

Shminì  Atzeret – Si mangia in Sukkà senza dire la relativa benedizione. Si dice Shehechejànu durante il kiddush. A Musaf si inizia a dire Mashiv harùach umorid ha-Gheshem (“che fa soffiare il vento e fa cadere la pioggia”). La sera dopo non si mangia in Sukkà.

Simchat Torah – La “gioia della Torah”, giorno in cui il Chatan Torah viene chiamato alla lettura dell’ultimo brano della Torah. Sefarditi e ashkenaziti iniziano anche il nuovo ciclo di lettura della Torah. Gli italiani leggono l’inizio della parashà di Bereshit da un libro stampato. Si fanno le Hakkafot – i sette giri con i sefarim – intorno alla Tevà.