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Un commento per l’entrata del giorno di Kippùr

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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La funzione del giorno di Kippùr ha inizio con il Kol Nidrè. Molti si domandano per quale motivo c’è tanta commozione la sera di Kippùr quanto ilchazàn (ufficiante) intona il Kol Nidrè (in Italia “Kol Nedarìm”).

Il Kol Nidrè non è una preghiera. Viene enunciato dal chazàn circondato da due maggiorenti della comunità che formano un Bet Din (tribunale) di tre persone. E in qualità di Bet Din, questi tre dayanìm (giudici) cancellano i giuramenti e i voti di coloro che incautamente hanno fatto promesse solenni o dichiarazioni giurate.

L’atto di cancellare i giuramenti è molto importante perché giuramenti invano o in falso sono classificati tra i peccati gravi (Maimonide, Hilkhòt Teshuvà, 1:2) e nessuno di noi vuole arrivare al giorno di Kippùr con il peso di questi peccati. Leggi tutto l’articolo


Gli estranei tra noi

in: Blog/News | di: Rav Riccardo Di Segni

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La crisi che si è scatenata oggi, opponendo in malo modo ebrei “laici” e “charedim”, ha però radici ben lontane, è solo l’ultimo episodio di una storia infinita di contrasti di sistemi e di modi di vivere l’identità ebraica. Lo spiega il rabbino capo di Roma, rav Riccardo Di Segni

La prima volta che ho visto un autobus con posti separati per uomini e donne è stata al cinema, nel 1992, nel film Una estranea fra noi, di Sidney Lumet, che racconta la storia di un omicidio di cui è vittima un chasid di New York; un’investigatrice (Melanie Griffith), per risolvere il mistero, deve inserirsi nella comunità chasidica e per questo vestire i panni di un’ebrea lontana che fa teshuvà.

Nel film c’è la scena dei membri della comunità che al mattino salgono tutti su un pulmino per andare a lavorare a Manhattan, e il pulmino è diviso longitudinalmente in due parti da una tendina scorrevole, per impedire contatti non solo fisici ma anche visivi tra uomini e donne. Il film era costruito con un abile e seducente intento divulgativo e forse propagandistico, per far capire come dietro differenze abissali di culture e abitudini si nascondesse un mondo pieno di difficoltà e contrasti, ma anche di grandi valori spirituali che il mondo circostante stenta a mantenere. Leggi tutto l’articolo


Bar e Bat Mizvà

in: | Scritto da: Redazione

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Il giovane ebreo che raggiunge l’età di 13 anni in data ebraica, assume la responsabilità dell’osservanza delle mizvot e si chiama appunto per questo Bar Mizvà (letteralmente figlio del precetto, cioè obbligato all’esecuzione dei precetti).

Alla cerimonia del Bar Mizvà saranno ammessi soltanto coloro che, dopo aver sostenuto un esame alla presenza del Rabbino Capo o di un altro Rabbino da lui delegato, avranno dimostrato di essere seriamente preparati sul programma richiesto.

Indipendentemente da questo, l’obbligo di mettere in pratica le mizvot diviene fattuale con il compimento del tredicesimo anno. L’Ufficio Rabbinico, che dovrà essere contattato con ampio preavviso, è a disposizione per dare le indicazioni per la preparazione agli esami e alla cerimonia. La cerimonia del Bar Mizvà, se rimandata per motivi gravi, non può essere celebrata di Shabbat Teshuvà né nelle settimane fra il 17 Tamuz e il 9 di Av.

Per le ragazze l’obbligo di osservare le mizvot inizia a 12 anni compiuti; anche le ragazze debbono arrivare alla cerimonia del Bat Mizvà con un’adeguata preparazione, sostenendo un esame analogo a quello dei ragazzi. La donna è tenuta ad osservare le mizvot con un impegno non inferiore a quello dell’uomo.

Clicca qui per visualizzare il programma d’esame.