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La parashà della settimana: Tetzavè – Perché manca il nome di Mosè?

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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medal pagani obverse 1945La parashà di Tetzavè inizia con le parole “E comanderai ai figli d’Israele di procurarti olio d’oliva vergine

di olive pressate per la luce del candelabro, per tenere i lumi continuamente accesi  (Shemòt – Esodo, 27:20).

Normalmente le parashòt della Torà, da quando Moshè (Mosè) assume il suo ruolo di profeta e leader del popolo d’Israele, iniziano con le parole “Il Signore disse a Moshè”. In questa parashà invece l’ordine di procurare l’olio viene dato a Moshè senza le normali parole introduttive e inoltre il nome di Moshè non appare neppure una volta in tutta la parashà. Leggi tutto l’articolo


Il commento della settimana: la parashà di Mishpatìm: L’importanza della Torà orale

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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TorahRav Joseph B. Soloveitchik (1903-1993) in una sua derashà (sermone) sulla parashà di questa settimana, la definiva “la parashà della Torà orale“.

E veramente ci sono poche parashòt in tutta la Torà nella quale venga messa in evidenza l’importanza dell’insegnamento tramandato a voce da Moshè (Mosè) a Yehoshua’ (Giosuè), e da lì, di generazione in generazione fino ai nostri giorni. Leggi tutto l’articolo


Il commento della settimana: la parashà di Yitrò: Il primo comandamento

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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TorahNella Torà i dieci comandamenti sono chiamati ‘Assèret Ha-Devarìm (Shemòt, 34:28; Devarìm, 4:13 e 10:4), un’espressione di difficile traduzione che letteralmente significa “le dieci affermazioni” (in inglese “the ten statements”).

In effetti, vi è una discussione tra i grandi Maestri e filosofi quali il Maimonide (Spagna, 1135-1204), il Nachmanide (Spagna, 1194-1270), R. Yosef Albo (Spagna, 1380-1444) e altri se tutti i dieci comandamenti siano dei comandamenti o meno. Leggi tutto l’articolo


Il commento della settimana: la parashà di Shemòt, chi era la figlia del Faraone?

in: Ebraismo | Scritto da: Redazione

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Nella parashà di Shemòt (la prima dell’Esodo) vi è la momentanea apparizione della figlia del Faraone.

Questa è la prima e l’ultima volta che si parla di lei nella Torà. Eppure fu proprio lei che salvò Moshè (Mosé) e lo educò a comportarsi in modo regale nel palazzo del Faraone.

Se nella Torà la figlia del Faraone appare solo nell’episodio del salvataggio di Moshè dalle acque, nel Midràsh essa viene menzionata anche più tardi (Cecil De Mille nel suo film I Dieci Comandamenti del 1956 fece ampio uso di queste fonti midrashiche). Leggi tutto l’articolo


La cremazione non appartiene alla tradizione ebraica

in: Eventi | di: Giacomo Kahn

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Il corpo è, quasi fosse esso stesso un piccolo tempio, il contenitore dell’anima. La tradizione ebraica impone il rispetto del corpo nella sua interezza e per questa ragione l’ebraismo vieta ogni manifestazione che costituisce vilipendio a quell’immagine di Dio come già insegnato nella Genesi: vietati i tatuaggi o gli atti di lutto come graffiarsi o strappare i capelli, o atti di violenza su se stessi.

Il rispetto del corpo si accompagna anche oltre la morte con una serie di riti, fra cui la pulizia della salma. Leggi tutto l’articolo


Il commento della settimana, la parashà di Chayè Sarà – La mitzwà di far sposare i figli

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

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Il Talmùd nel trattato Qiddushìn (29a) afferma che il padre deve circoncidere il figlio, insegnargli la Torà e assisterlo nel trovare moglie.

Dopo la morte di Sara, il patriarca Abramo decise che era venuto il momento di trovare moglie per il figlio Isacco. Non era una cosa semplice.

La moglie di Isacco avrebbe dovuto rimpiazzare Sara. A tale scopo Abramo diede ordine al suo fedele servitore Eli’ezer di intraprendere il lungo viaggio dalla Terrasanta alla Mesopotamia, nella città da dove Abramo era partito per venire nella terra di Canaan. Leggi tutto l’articolo


Il potere miracolo della preghiera

in: Ebraismo | Scritto da: Redazione

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Spunti di riflessione su una spiritualità che rafforzi lo spirito ed anche il corpo

Avendo compreso l’importanza di imparare a pregare con kavana (con consapevolezza), molte persone si sono rivolte a me per fare dei corsi sulla preghiera.

Ormai sia il mondo scientifico che quello della spiritualità hanno fatto comprendere, anche alle persone meno inclini a sperimentare la trascendenza, che la preghiera può ‘creare’ nuove realtà e anche rafforzare l’apparato immunitario.

La prima cosa che ho dovuto spiegare è che il Sidur (il testo di preghiere ebraico) non è solo una collezione di versi liturgici che dirigere il fedele nella sua preghiera, ma è un vero e proprio testo di metafisica che contiene, come il libro dei Salmi, infiniti insegnamenti esoterici che appaiono, in formule brevi ma chiarissime, tra le righe. Leggi tutto l’articolo


Aperte le iscrizioni per il Diploma Universitario Triennale in Cultura Ebraica

in: Blog/News | Scritto da: Redazione

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Cosa troveranno quest’anno i nuovi iscritti ai corsi del Diploma Universitario Triennale in Cultura Ebraica dell’UCEI?

Innanzi tutto ben 120 ore di lingua ebraica, suddivise tra ebraico biblico e moderno. Si prenderà familiarità con la “scrittura Rashì” e con le peculiarità della struttura linguistica biblica (prof. Valeria Spizzichino); con “ebraico moderno” verranno ripassate le regole grammaticali e le declinazioni dei verbi, e si proseguirà con la lettura di brani scelti (prof. Ran Regev).

Queste conoscenze saranno di ausilio per cogliere appieno la dimensione anche testuale dei passi studiati all’interno dell’insegnamento di “Torà”, affrontato sotto la guida di rabbanim (Alberto Funaro, Ariel Di Porto) attenti alla molteplicità di interpretazioni e di chiavi di lettura. Leggi tutto l’articolo


Il commento della settimana: Parashà di Shofetim – La mitzwà di avere un sistema giudiziario

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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La parashà di Shofetim inizia con le parole: “Nominerai in ogni tua porta giudici e ufficiali giudiziari” (Devarìm, 16:18).

In questo versetto viene usata la parola “Porta” perché  i tribunali si riunivano alle porte della città che erano un luogo pubblico dal quale passavano gli abitanti quando uscivano di giorno in giorno per andare al lavoro nei campi. Leggi tutto l’articolo


Il commento della settimana. Parashà di Shelach Lekhà: cambiare il leader o cambiare il popolo

in: Ebraismo | di: Donato Grosser

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Uno degli episodi più tragici della storia d’Israele è quello dei capi tribù inviati da Moshè ad esplorare la Terra d’Israele prima di prenderne possesso. Infatti dopo aver ricevuto la Torà durante la Rivelazione del Sinai cinquanta giorni dopo l’uscita dall’Egitto, e dopo aver completato la costruzione del Mishkan, il tabernacolo viaggiante, un anno dopo l’uscita dall’Egitto e aver organizzato le dodici tribù, tutto era pronto per la marcia verso la Terra Promessa.

Da Qadesh, al confine con la Terra d’Israele, Moshè nel suo ruolo di generale dell’esercito, mandò dodici capi tribù con la seguente missione (Bemidbàr, 13:17-20):

“Salite dal meridione sulle montagne; osservate il territorio e i suoi abitanti, se sono forti o deboli, pochi o numerosi; se le aree abitate sono buone o cattive (e quindi da che parte è opportuno iniziare la conquista – R. Eli’ezer Ashkenazi in Ma’asè Hashem) se le città in cui abitano sono aperte o fortificate; se la terra è fertile o magra e se vi sono alberi. Fatevi forza e portate campioni dei frutti della terra”. Leggi tutto l’articolo