I 27 Paesi europei bloccati non decidono
Il presidente israeliano Shimon Peres sarà domani a Bruxelles per rinnovare ai leader Ue la richiesta di inserire Hezbollah nella lista nera delle organizzazioni terroristiche.
Le pressioni sui 27 si sono intensificate nelle settimane scorse, dopo la pubblicazione dell’esito delle indagini sull’attentato del 18 luglio dell’anno scorso a Burgas, sul Mar Nero, costato la vita a cinque turisti israeliani ed al loro autista.
Secondo quanto rivelato dalle autorità di Sofia, dietro quell’attacco ci sarebbe Hezbollah, il movimento sciita libanese sostenuto dall’Iran. Leggi tutto l’articolo
”Gli elogi funebri” alla carriera politica di Silvio Berlusconi, recitati da più parti oltre un anno fa, erano prematuri.
Lo conclude oggi con una dose di meraviglia il diffuso quotidiano israeliano Yediot Ahronot che dedica alle ”nove anime di Silvio” un servizio di due pagine dove informa i lettori che nelle ultime settimane Berlusconi ha saputo ribaltare la situazione a proprio favore, ”proprio come l’illusionista Houdini”. Leggi tutto l’articolo
Il capoluogo lombardo è l’unica città, dopo Gerusalemme, Yerevan, e Sarajevo ad avere costituito un Giardino alla memoria dei Giusti
Milano chiede all’Unione europea e al Consiglio d’Europa di istituire la Giornata europea in memoria dei Giusti. Con una mozione (primo firmatario Ruggero Gabbai) approvata con 39 voti a favore e 2 astenuti, il Consiglio comunale aderisce così all’appello di Gariwo Onlus-Comitato per la Foresta dei Giusti, appoggiato da numerose personalità del mondo della politica e della cultura, tra cui Umberto Eco, Ferruccio De Bortoli, Umberto Veronesi, Giancarlo Caselli, Nando Dalla Chiesa, Gabriele Albertini, Franco Perlasca. “Nella realtà violenta che ci circonda – spiega la mozione – ricordare l’azione dei Giusti, rendere omaggio al Bene, mostrare che ogni individuo, per quanto umile, può compiere il gesto che salva un altro essere umano, ha un immenso valore educativo per i giovani d’oggi”. Leggi tutto l’articolo
L’Italia non parteciperà al Durban, la manifestazione in programma il 22 settembre prossimo a New York. L’ha detto il ministro degli Esteri, Franco Frattini, che in una nota ha fatto sapere: “Da tempo l’esercizio noto in ambito Onu come ‘processo di Durban’ suscita le nostre riserve, poiché è stato negli anni oggetto di strumentalizzazioni politiche per trasformarlo – da foro di dibattito e coordinamento dell’azione internazionale contro il razzismo, la discriminazione e la xenofobia - in una tribuna d’accusa contro Israele. Fu soprattutto per questo motivo che decidemmo di non partecipare nel 2009 alla Conferenza di revisione detta ‘Durban 2′ ed è per lo stesso motivo che l’Italia, insieme a diversi altri paesi occidentali e dell’Unione Europea, ha votato contro la convocazione dell’evento celebrativo del decennale di Durban, previsto per il 22 settembre prossimo a New York a livello di Capi di Stato e di Governo“. Leggi tutto l’articolo
L’Unione Europea ha sottolineato la sua “preoccupazione per lo stallo persistente” nei negoziati di pace in Medio Oriente e ha chiesto a israeliani e palestinesi di “mostrare il più alto senso di responsabilità, riprendendo colloqui diretti e sostanziali“.
Lo si legge nelle conclusioni del Consiglio affari esteri in corso a Bruxelles, in cui si è ribadito che “l’Ue continua a credere che siano necessari progressi urgenti verso una soluzione basata su due Stati“.
“L’Unione Europea – hanno detto i ministri degli Esteri dei 27 – sottolinea il ruolo centrale del Quartetto e sostiene pienamente l’Alto rappresentante (Catherine Ashton) nei suoi sforzi all’interno del Quartetto di creare una prospettiva credibile per il rilancio del processo di pace“.
Israele è preoccupato per la possibile deriva islamico-radicale che potrebbe sconvolgere Tunisia, Egitto e Libia, dopo la caduta dei regimi autoritari nei tre paesi (anche se Gheddafi ufficialmente è ancora al governo del Stato nordafricano).
“Il timore è che possano essere dirottati sul modello iraniano, di Hamas o di Hezbollah. Guardando indietro alle reazioni di fronte alla rivoluzione in Iran sul momento non si è riconosciuto il rischio e si sa cosa è successo dopo“, ha detto il vice ministro degli Esteri israeliano Danny Ayalon. Leggi tutto l’articolo
Israele ha invitato gli Usa e alcuni paesi Ue a tendere la mano al presidente egiziano Mubarak e non criticare il suo governo.
Alla base dell’invito dello Stato ebraico c’è la preoccupazione che i tumulti in Egitto possano portare al potere i fondamentalisti islamici come accadde in Iran nel 1978, anno cui si instaurò il regime degli Ayatollah. A dirlo è stato il primo ministro Benyamin Netanyahu, che segue con estrema attenzione le proteste che da giorni attanagliano l’Egitto. Leggi tutto l’articolo