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Asti: al Teatro Alfieri omaggio a Rodolfo Debenedetti a 20 anni dalla scomparsa

in: Blog/News | Pubblicato da: Claudia De Benedetti

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Due volte l’anno, alla vigilia di Rosh ha Shanà e di Kippur un gruppo sparuto di De Benedetti o Debenedetti si ritrova davanti all’ingresso del piccolo Cimitero ebraico di Asti per cercare formare il minian e recitare così il kaddish, soffermandosi a ricordare il nome dei parenti sepolti. Molti De Benedetti si sono succeduti, hanno conosciuto evoluzioni ed involuzioni, alcuni hanno lasciato tracce importanti, imperiture, alcuni hanno coltivato il loro ebraismo, altri hanno fatto l’alyà, altri ancora si sono assimilati.

I presenti di anno in anno si assottigliano, alcuni rappresentano ormai la seconda o terza generazione di discendenti dei defunti, tra loro si instaura una solida fraternità, che pare possa travalicare ogni tempo ed ogni distanza.

Decennio dopo decennio gli ebrei astigiani si sono spostati, cacciati o richiamato a seconda dell’utilità politica dei vari potentati locali. Con il periodo dei ghetti, hanno vissuto la permanenza assolutamente coatta.

Solo con l’emancipazione e la conseguente libertà di uscire dagli angusti e malsani spazi si sono radicati al territorio. E’ stato un radicamento reale, profondo che li ha portati a svolgere molteplici attività neo industriali, alla fondazione di banche e assicurazioni.

Gli ultimi duecento anni, che per il calendario gregoriano rappresentano il dieci per cento, ma per l’ebraismo sono una piccola parte di storia, hanno avuto un impatto dirompente sul livello socio – comportamentale della nostra famiglia.

Da Nabucodonosor in poi essi erano comunque ed ovunque degli scampati, degli sradicati che restavano tenacemente legati alla propria identità, via via sempre più idealizzata e contemporaneamente formalizzata per poter essere tangibile e vivibile: erano però dei reietti e, nella stragrande maggioranza dei casi potevano condividere la propria miseria materiale soltanto con dei miserabili più di loro, ciononostante restavano degli eletti, perché nella stragrande maggioranza erano istruiti, studiosi, portavoci e interpreti della Torà.

All’ingresso del Beth Hatekufsoth, del Museo della Diaspora di Tel Aviv, è collocata una frase dello storico Abba Kovner, in cui si legge “questa è la Storia di un Popolo disperso in tutto il mondo, che ciò nonostante è riuscito a rimanere un’unica famiglia, una Nazione che, più volte destinata alla distruzione, è ugualmente risorta dalle rovine ad una nuova vita”. Dedico questo mio pensiero di oggi a Rodolfo e alla nostra famiglia.

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