1558483200<=1347580800
1558483200<=1348185600
1558483200<=1348790400
1558483200<=1349395200
1558483200<=1350000000
1558483200<=1350604800
1558483200<=1351209600
1558483200<=1351814400
1558483200<=1352419200
1558483200<=1353024000
1558483200<=1353628800
1558483200<=1354233600
1558483200<=1354838400
1558483200<=1355443200
1558483200<=1356048000
1558483200<=1356652800
1558483200<=1357257600
1558483200<=1357862400
1558483200<=1358467200
1558483200<=1359072000
1558483200<=1359676800
1558483200<=1360281600
1558483200<=1360886400
1558483200<=1361491200
1558483200<=1362096000
1558483200<=1362700800
1558483200<=1363305600
1558483200<=1363910400
1558483200<=1364515200
1558483200<=1365120000
1558483200<=1365724800
1558483200<=1303171200
1558483200<=1366934400
1558483200<=1367539200
1558483200<=1368144000
1558483200<=1368748800
1558483200<=1369353600
1558483200<=1369958400
1558483200<=1370563200
1558483200<=1371168000
1558483200<=1371772800
1558483200<=1372377600
1558483200<=1372982400
1558483200<=1373587200
1558483200<=1374192000
1558483200<=1374796800
1558483200<=1375401600
1558483200<=1376006400
1558483200<=1376611200
1558483200<=1377216000
1558483200<=1377820800
1558483200<=1378425600

Il patto d’acciaio tra Teheran e Gaza

in: Blog/News | Pubblicato da: Piero Di Nepi

Nessun Commento

Le minacce contro Israele costituiscono una pericolosa minaccia alla sicurezza internazionale. Pochi comprendono che le provocazioni di Hamas fanno presagire un conflitto tra sunniti e sciiti

Non sappiamo se l’Egitto dopo il golpe islamico del Presidente Morsi si vada avviando verso una Notte di San Bartolomeo nordafricana. A partire dalla mezzanotte del 23 agosto 1572, e durante le settimane successive, almeno 30.000 cristiani protestanti francesi furono assassinati dopo il matrimonio del Re di Navarra, ugonotto, con la principessa cattolica Margherita di Valois, sorella del Re di Francia Carlo IX.

Piuttosto che discettare sulle prossime elezioni israeliane, riconducendo ad esse le ragioni di una provocazione cinicamente dichiarata da Hamas sulla pelle della gente di Gaza, gli analisti di politica internazionale farebbero bene a ripassare la grande lezione di storia europea impartita alla posterità dalle guerre di religione del secolo di ferro 1559-1650. Con la differenza che l’esito di quei lontani conflitti mise l’Europa al centro del mondo, mentre la guerra non più strisciante tra sunniti e sciiti provocherà la definitiva emarginazione del mondo islamico rispetto alle correnti decisive nella storia del mondo attuale. Solo l’Europa si ostina a credere nella natura “speciale” del conflitto israeliano-palestinese, e finisce di fatto per soffiare sul fuoco dell’aggressività dell’Islam fondamentalista.

L’unico aspetto speciale del conflitto – ma ne impedisce di fatto ogni possibile via d’uscita – è la continua, insensata e inutile delegittimazione dello Stato di Israele. Finora non si sono trovate  altre polizze di efficace assicurazione sulla vita, per gli ebrei delle diaspore. Soltanto i nuovi signori della scena mondiale, a Pechino e a Nuova Dehli, sembrano pienamente comprendere che le minacce contro Israele costituiscono anche una pericolosa minaccia alla sicurezza internazionale. Ma nessuno si prende il disturbo di consultare le agenzie ufficiali cinesi e indiane, rigorosamente in lingua inglese. Si preferisce, per esempio, far credere ai cittadini furibondi che il prezzo del petrolio sia in qualche modo legato alle vicende di Gaza e del West Bank. A regolare i prezzi verso il basso, ma gli automobilisti non lo sanno, provvedono gli importatori asiatici, esentati dall’embargo contro Khamenei e Ahmadinejad. Simulando comprensione, si impongono infatti a Teheran prezzi che ne prosciugheranno tra breve le riserve valutarie.

La prima conclusione da segnalare è il fatto che nelle guerre fratricide che insanguinano il mondo islamico, Israele non è la posta in gioco, bensì il banco di prova per definire i nuovi equilibri interni. Quelle dell’Islam contemporaneo sono strutture politiche le quali si confermano purtroppo come il più pericoloso fattore di destabilizzazione della politica internazionale. La sola eccezione è per ora fortunatamente costituta dalle Repubbliche ex-sovietiche dell’Asia Centrale, ormai alleate di Israele nel contenimento dell’Iran. L’Islam radicale sta tirando troppo la corda, e finirà per spezzarla: con buona pace di certi poco neutrali analisti internazionali, ed anche italiani, che ne accreditano immaginari successi, dall’Afghanistan alla Nigeria.

Lo Stato di Israele è meno isolato di un tempo: dal 1967 al 1989 la Cina, l’India, l’URSS oggi Federazione Russa, restarono saldamente schierate a fianco degli arabi. Ma l’India è stanca dell’eterno contenzioso con il Pakistan, i musulmani del Sinkiang procurano alla Cina incubi ben peggiori del Tibet, l’amicizia con i russi è tradizionalmente una lama a doppio taglio per la Turchia come per l’Iran. Ogni fondamentalismo non produce progetti, però desidera il caos. Oggi, recriminare sulle occasioni perdute dopo gli accordi Oslo, allontana ogni possibilità di nuovo compromesso. E se qualcuno intende stringere Israele in un angolo, sta commettendo lo stesso errore fatale commesso da Gamal Abdel Nasser nella primavera del 1967.

Il 2013, dopo i raccolti minimali del 2012 negli USA e in Canada, sarà un anno di carestia di cereali, mentre il riscaldamento globale vede i paesi islamici collocati nella fascia più a rischio del pianeta. In che modo potrebbero essere nutriti 85 milioni di egiziani, senza i prestiti a perdere del Fondo Monetario Internazionale? L’Egitto avrebbe bisogno di un faraone saggio e di Giuseppe il Sognatore. Però Hamas ha voluto anche distogliere l’attenzione dai fatti siriani, spingendosi molto al di là delle intenzioni degli apparati militari del Cairo, e rassegnandosi al ruolo di braccio armato dell’Iran. Hezbollah dal Libano stava a guardare senza impegnarsi, mentre i suoi ventimila missili potrebbero facilmente saturare Iron Dome. Gli sciiti di Hezbollah hanno saputo vendere bene vecchia e pericolosa merce antisionista agli odiati sunniti di Gaza, e non intendono sfidare il rischio di una guerra totale.

Infine qualche considerazione sui governanti turchi. Se il Governo di Ankara gioca a ricostituire l’Impero Ottomano, e tenta perfino di coinvolgere la Nato nel regolamento di conti con gli ex-amici di Damasco, certamente non troverà alleati nel mondo arabo. Si deve sperare che Erdogan interrompa la corsa verso l’Islam  radicale. I nuovi aspiranti al Sultanato dovrebbero invece mostrarsi astuti e previdenti come furono un tempo i veri Sovrani della Sublime Porta e del Palazzo Topkapi. I Sultani che accolsero gli ebrei in fuga dall’Europa dopo il 1492, se tornassero a Istanbul,  vedrebbero di nuovo gli ebrei, e dunque Israele, quale garanzia indispensabile per il progresso di un nuovo Vicino Oriente. Pacifico e sicuro.

(Shalom, dicembre 2012)

Condividi questo articolo

  • Share
  • FriendFeed
  • Email
  • Feed RSS

Tag: , , ,