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Un commento per l’entrata del giorno di Kippùr

in: Ebraismo | Pubblicato da: Donato Grosser

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La funzione del giorno di Kippùr ha inizio con il Kol Nidrè. Molti si domandano per quale motivo c’è tanta commozione la sera di Kippùr quanto ilchazàn (ufficiante) intona il Kol Nidrè (in Italia “Kol Nedarìm”).

Il Kol Nidrè non è una preghiera. Viene enunciato dal chazàn circondato da due maggiorenti della comunità che formano un Bet Din (tribunale) di tre persone. E in qualità di Bet Din, questi tre dayanìm (giudici) cancellano i giuramenti e i voti di coloro che incautamente hanno fatto promesse solenni o dichiarazioni giurate.

L’atto di cancellare i giuramenti è molto importante perché giuramenti invano o in falso sono classificati tra i peccati gravi (Maimonide, Hilkhòt Teshuvà, 1:2) e nessuno di noi vuole arrivare al giorno di Kippùr con il peso di questi peccati.

D’altra parte si può obiettare che i giuramenti non sono cosa molto frequente; e allora perché tanta commozione per il Kol Nidrè?

Una risposta la possiamo forse trovare nella lettura di Messillàt Yesharìm di R. Moshè Chaim Luzzatto (Ramchal) di Padova (1707-1746). Nel quarto capitolo, Ramchal scrive che la Teshuvà, la possibilità che l’Eterno ci ha dato di cancellare i nostri peccati, è un grande atto di misericordia. A rigore di legge quando una persona pecca dovrebbe ricevere la punizione immediatamente; la punizione dovrebbe essere totale; e il peccatore non dovrebbe avere nessuna possibilità di riparare al malfatto.

E invece, scrive Ramchal, la misericordia divina dà tempo al peccatore: egli non viene punito immediatamente; la punizione non è totale; e il peccatore ha la possibilità di pentirsi. Con la Teshuvà, l’atto di sradicare il desiderio che ha portato al peccato viene considerato alla stregua dello sradicamento del peccato stesso. Quando il penitente riconosce il proprio peccato, lo confessa all’Eterno e sente angoscia per il peccato commesso, il rammarico è simile a quello di una persona che si è pentita di aver fatto un voto o un giuramento e si rivolge al Bet Din per annullarlo.

E così come per un giuramento è possibile ottenerne l’annullamento da un Bet Din (tribunale) terrestre, nel giorno di Kippùr quando partecipiamo con il chazàn nel dire il Kol Nidrè, imploriamo implicitamente che lo stesso trattamento ci venga riservato dal Tribunale Celeste per i nostri peccati. In questo modo il Kol Nidrè, nato come dichiarazione pubblica di annullamento dei giuramenti e dei voti, è diventato anche una preghiera di tutto Israele.

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