Si condanna Caldarola che aveva ironizzato una vignetta ‘satirica’ pesantemente antisemita di Vauro contro Fiamma Nirenstein
Ritrarre in una vignetta un personaggio pubblico che sceglie di candidarsi con il centro-destra con sembianze mostruose, mettendone in risalto la sua appartenenza alla fede ebraica – con la solita iconografia del naso adunco e in più con la stella di Davide e il fascio littorio sul petto – è antisemitismo o no?
Qualsiasi lettore potrà sciogliere il dubbio vedendo la vignetta – pesantemente offensiva e denigratoria – che il vignettista Vauro disegnò contro Fiamma Nirenstein e che venne pubblicata in prima pagina del Manifesto il 13 marzo 2008.
Ebbene, in un Paese normale, almeno una qualche forma di protesta e di critica nei confronti di Vauro penserete che sia possibile e che si possa stigmatizzare e criticare chi con la penna acida e carica di rancore, fa più danni che con le parole. Così la pensava il giornalista Peppino Caldarola che scrisse un articolo stigmatizzando quella vignetta e ironizzando con altrettanta acidità nei confronti dell’autore.
Pari e patta, penserete. Sbagliato. Un giudice ha condannato Caldarola a risarcire Vauro con 25.000 euro per diffamazione. E la diffamazione che aveva prodotto Vauro? Nessuno ci pensa e a nessuno gliene importa niente.
Fiamma Nirenstein ricorda:
“Una vignetta che numerosi siti antisemiti e negazionisti hanno nel corso degli anni ripubblicato, e ora ricevono in sostanza un’autorizzazione giuridica a indicarmi con quelle sembianze e con quei simboli che ci riportano a tempi oscuri, esponendomi all’odio e alle più severe conseguenze personali. Questa sentenza adotta un doppio standard e stabilisce che la satira di Vauro è legittima, mentre la satira di Caldarola, che scrisse appunto un commento sarcastico per stigmatizzare quell’episodio, non lo è”.
Lo ha scritto con altrettanta chiarezza, sul Corriere della Sera di oggi, Pierluigi Battista:
“Se il posto dove critichi ferocemente una vignetta satirica è esso stesso un contenitore satirico intitolato Mambo, come è avvenuto in questo caso con Caldarola, un giudice rovescia la richiesta di assoluzione dello stesso Pubblico ministero, e stabilisce che il satiro politicamente scorretto deve immediatamente risarcire quello politicamente corretto (perché attaccare per principio gli ebrei e Israele è considerato politicamente corretto)”. Conclude Battista: “Alla vigilia delle solenni celebrazioni della Giornata della Memoria, puoi tranquillamente ignorare la differenza tra «ebrea» e «israeliana», raffigurare con la stella di Davide un’«ebrea» non «israeliana» e quindi sottolineare che il bersaglio della tua satira è proprio «ebrea» e quindi da svillaneggiare come «ebrea» e, anziché passare per analfabeta, passi per un campione della libertà d’espressione”.